Un medico in carrozzina ai piedi del letto dà coraggio al paziente

di Ivano Abbadessa - 25.07.2017
Un medico in carrozzina ai piedi del letto dà coraggio al paziente
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Il 20% degli americani è disabile ma solo il 2% fa il medico. A scoraggiare migliaia di giovani diversamente abili a indossare il camice bianco sono in primis le Università.  Che in aperta violazione dell’Americans with Disabilities Act non si preoccupano di assisterli né prima né dopo i test di ammissione alle facoltà di Medicina. A denunciarlo un recente studio che ha provato a verificare se e come i grandi atenei USA si impegnano nell’assicurare pari opportunità di chance a questa speciale categoria di matricole. Che ha, invece, messo in luce la seria penalizzazione rappresentata dalla grande difficoltà  per studenti con handicap di trovare sui siti internet universitari le informazioni relative agli esami d’accesso e che solo 1/3 dei campus mette a loro disposizione alloggi o sussidi per gli affitti.

Una forma di discriminazione che ai costi imposti ai singoli somma anche quelli di negare alla sanità “a stelle e strisce” il contributo di professionisti capaci, nonostante l’handicap, di performance a dir poco speciali. Come testimoniano le esperienze di due camici bianchi raccolte dal New York Times.

La dott.ssa C. Lee Cohen, opera presso il Massachusetts General Hospital. A causa della perdita uditiva parziale in entrambe le orecchie utilizza uno stetoscopio amplificato per ascoltare i cuori e i polmoni dei malati. “Rispetto ai miei colleghi, riesco a comunicare meglio con i pazienti anziani che hanno una perdita dell'udito. Dalla mia esperienza ho capito che quando non si riesce a sentire bene il cervello analizza parole e sillabe in un certo modo. Per questo invece di chiedere alle persone di ripetere, le invito a riformulare il loro concetto. E lo stesso faccio io quando i miei pazienti hanno problemi uditivi, riformulo le frasi in modo che possano capire.”

Il dottor Gregory Snyder, medico di Boston, è in sedia a rotelle in seguito a un incidente in cui ha perso la mobilità delle gambe. A lavoro viene spesso scambiato per  un degente. “La mia disabilità e la riabilitazione hanno cambiato in meglio il modo in cui mi occupo dei miei assistiti… se non avessi passato quello che ho passato oggi sarei un medico bianco, alto, dai capelli biondi e gli occhi azzurri che da disposizioni ai piedi del letto di un malato. Mentre ora siedo in carrozzina paralizzato accanto a pazienti cui è chiaro che sono stato in quel letto proprio come loro. E penso che questo significhi qualcosa.”

Secondo gli esperti, in effetti, ci sono buone ragioni per credere che una categoria a più elevata “diversità” e che assicura maggiore spazio ai medici disabili è un surplus per la sanità. Non fosse altro per l’empatia fuori dal comune che si crea in corsia tra un paziente ed un camice bianco disabile.

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