Tra tanti questo è l’unico, vero bar diverso

di Sara Fulco - 30.03.2017
Tra tanti questo è l’unico, vero bar diverso
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Baristi ciechi, sordi o in carrozzina sono, in genere, un’eccezione. Ma non all’Altro Spazio di Bologna. In questa art gallery, con tanto di bistrot e ristorante culturale annessi, tutto è pensato con un solo obiettivo: “distruggere materialmente, e non solo, il concetto di inabilità”. Parola di Nunzia Vannuccini che, con il registra cinematografico olandese Jascha Blume,  ha fondato nell’ottobre del 2015 questo innovativo centro polifunzionale. Che, solo per fare due esempi, oltre ad avere un bancone unico nel suo genere che consente anche a chi è in sedia a rotelle di spillare e servire birra, vanta uno staff preparato a tradurre le informazioni visive per i non vedenti ed  a utilizzare la lingua dei segni per i non udenti.

Domanda: Nunzia Vannuccini, qual è il tuo bilancio dopo più di un anno dall’apertura?

Risposta: Ha superato anche le nostre più rosee aspettative. Quello che avevamo immaginato si è realizzato nel momento in cui si sono aperte le porte al pubblico. Il giorno dell’inaugurazione, infatti, è stata la prima volta che abbiamo lavorato tutti insieme. Nonostante il posto presentasse non piccole “difficoltà fisiche” (leggi le barriere architettoniche) il nostro obbiettivo era quello di renderlo accessibile a tutti. E la chiave del successo è stata proprio quella di puntare su un gruppo di dipendenti disponibili a lavorare  per l'Altro Spazio in quanto progetto inclusivo. I luoghi comuni sociali non permettono di pensare che le persone in carrozzina o i sordi possano lavorare dietro il bancone di un bar o un ipovedente in cucina: noi andiamo oltre queste barriere.

D: Progetti per il 2017?

R: Vorremmo esportare la nostra idea all'estero, trovare dei “fratelli”. Essendo una società italo-olandese, la nostra prima tappa sarà Amsterdam. Dove, bada bene, non pensiamo affatto di replicare puramente e semplicemente questo Altro Spazio.  Per pura e semplice ragione che la nostra attuale esperienza parte dall’affiatamento di un gruppo che si conosceva già da tempo. Se l’80% dei lavoratori deve essere disabile ma non li conosci come fai? Per questo l'idea è quella di esportare non tanto il progetto materiale ma la filosofia che l’ ha ispirato. Un esempio: all'Altro Spazio tutti i dipendenti fanno il corso base dei segni. E vi assicuro che torna utile anche a chi pensa di non averne bisogno.

D: Perché?

R: Una collega era in macchina, ferma a un semaforo e aveva bisogno di un'informazione. L'unica persona ferma accanto a lei era un sordo e proprio grazie al corso di sensibilizzazione della lingua dei segni è riuscita a comunicare con lui. Quando si dice il destino!

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