Sui diritti dei disabili Obama ci riprova

di Ivano Abbadessa - 25.11.2013
Sui diritti dei disabili Obama ci riprova
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In queste settimane gli Stati Uniti tornano a discutere della controversa ratifica della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Dopo che nel dicembre 2012 il Senato, a causa del voto contrario dei repubblicani, respinse la sua approvazione. Una bocciatura che rappresentò un vero e proprio paradosso per il paese che con l'Americans with Disabilities Act (ADA) del 1990 è stato un modello per le stesse Nazioni Unite. Contribuendo ad elaborare e approvare, nel dicembre 2006, il trattato internazionale a tutela dei disabili.

Sono, infatti, passati ventitré anni da quando con uno schiacciante sostegno bipartisan il Congresso americano approvò l'ADA. Una legge che ha rappresentato un punto di riferimento per i diritti civili. Permettendo a milioni di cittadini USA con handicap di godere di una maggiore uguaglianza in termini di opportunità, mobilità sociale e professionale, nonché la possibilità di avere una vita indipendente. Non è una forzatura sostenere che con quel voto repubblicani e democratici aprirono la strada al resto de mondo nella necessità di intensificare la tutela dei diversamente abili.

La stessa America, appena un anno fa, si è espressa negativamente all'estensione di questi diritti. Respingendo la ratifica della Convenzione ONU.

Il motivo della forte opposizione repubblicana è quella di ritenere che il trattato, se approvato, costringerebbe a cambiamenti nelle leggi degli Stati Uniti. Alcuni temono che favorirà la crescita del numero di aborti, garantendo alle donne con disabilità parità di accesso alla salute riproduttiva. Altri ancora intravedono il rischio della fine dell'istruzione domiciliare. E vi sono quelli come l'Heritage Foundation, la think tank d'ispirazione conservatrice, che vedono con mal grado la possibilità che un panel internazionale possa fare “raccomandazioni generali” all'Amministrazione.

 Ma per fortuna non tutti i repubblicani la pensano così. Ricordando che fu proprio il presidente Bush (padre) a firmare l'ADA nel 1990. E che sotto il mandato di suo figlio, George W. Bush, il governo USA partecipò con un ruolo chiave alla stesura della Convenzione ONU sui disabili. Altri sentono ancora forte nelle orecchie l'accorato appello dell'ex leader della maggioranza repubblicana al Senato Robert J. Dole. Che, impossibilitato ad usare il braccio destro a causa di una paralisi riportata durante la seconda guerra mondiale, novantenne e in sedia a rotelle l'anno scorso è tornato in aula per esortare i parlamentari a ratificare il trattato.

Ora, l'amministrazione Obama sta spingendo perché nelle prossime settimane il Senato torni a pronunciarsi circa la ratifica della Convenzione. Votandola i legislatori potrebbero riaffermare la leadership americana in tema di diritti dei disabili. Inviando anche un messaggio forte ad altri paesi circa l'importanza di tutelare il miliardo di persone che oggi nel mondo vivono con qualche forma di disabilità.

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