Senzatetto a Roma, presto sapremo quanti sono

di Silvana Calcagno - 28.03.2014

Quanti sono i senza fissa dimora che vivono a Roma? Chi sono? Di cosa hanno bisogno? Sono alcuni delle questioni alle quali prova a rispondere “RacCONTAMI 2014”. Si tratta del primo censimento che riguarda i clochard della Capitale. L’iniziativa si è svolta dal 17 al 19 marzo. Sono stati coinvolti circa 1200 volontari e 400 associazioni del terzo Settore.

Durante la notte del 17 marzo è stato effettuato il conteggio dei senzatetto, considerando anche chi alloggia nei dormitori o dorme in macchina, in baracche e rifugi di fortuna. Il 18 e il 19 marzo, sulla base dei dati reperiti dal conteggio, sono stati sottoposti i questionari, sia nei dormitori sia per strada. Le 30 pagine di domande hanno lo scopo di capire lo stato di salute e le condizioni mentali e psicofisiche dei clochard, individuare le motivazioni della loro condizione, determinare la loro volontà e possibilità di tornare a lavorare.

I volontari che hanno partecipato al progetto sono stati per lo più privati cittadini, tra i 16 e i 75 anni, ai quali è stata dedicata una serata di formazione. Hanno percorso in macchina o a piedi tutte le strade di Roma, incontrando e ascoltando storie diverse, sempre in qualche modo toccanti. Quella di una signora eritrea, laureata, rifugiata politica, che passa la giornata tra un ufficio e un altro a cercare lavoro. Il filippino che per racimolare qualche spicciolo vende il pesce al mercato. Guai a chiedere l’elemosina! Ha più di 60 anni, ma tra gli acciacchi indica solo un po’ di catarro che lui stesso associa al troppo bere – fuori, la notte, fa freddo, e un goccetto di whiskey coi connazionali è impossibile rifiutarlo. Ci sono anche italiani, come la signora di Bari che ha perso marito e lavoro e adesso sogna di nuovo una casa.

Gli ultimi dati Istat del 2012, contavano a Roma 7.872 persone senza fissa dimora. Il censimento di RacCONTAMI 2014 servirà a aggiornare questi dati, a capire le condizioni di vita di chi non ha una casa, ad analizzare scientificamente il fenomeno della marginalità estrema, a confrontare questi dati con quelli di altri operatori e di altre città, con lo scopo finale di migliorare servizi, interventi e azioni, per arginare un fenomeno quotidianamente sotto gli occhi di tutti, ma spesso ignorato.

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