Se hai un’idea innovativa i soldi arrivano dal web

di Margherita Fabbri - 18.04.2013
Se hai un’idea innovativa i soldi arrivano dal web
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Greg Pak è un fumettista. Sulla sua pagina di Kickstarter.com i “backers” del suo progetto continuano a salire. Mentre scriviamo se ne contano 2681: privati cittadini di tutto il mondo, che in 72 ore hanno finanziato la bellezza di 106.909 dollari per la realizzazione della graphic novel di 60 pagine proposta dall’autore.

Incredibile ma vero: un progetto, una connessione internet, un buon giro di conoscenze ed anche nella più nera delle fasi economiche, i sogni possono trasformarsi in realtà.

Si chiama crowdfunding, si legge opportunità, ed in un mondo in cui le banche sono restie a prestare ed i governi assai propensi a tagliare, di uno strumento del genere se ne sentiva davvero il bisogno.

Sviluppatasi negli Stati Uniti negli anni Novanta, l’idea ha preso piede in tutto il mondo e dal 2005 è approdata con successo anche in Italia: 16 piattaforme online, oltre 30 mila progetti presentati, 9 mila approvati e pubblicati, per un totale di 13 milioni di euro di finanziamenti erogati.

Start-up innovative, siti web, videogames, spettacoli teatrali, progetti collettivi di rigenerazione urbana, ricerche scientifiche: il crowdfunding permette di finanziare qualsiasi proposta che sia giudicata valida dai frequentatori della rete.

Le regole del gioco?

Semplicissime. Si propone l’idea, si fissa il budget minimo per realizzarla e la data di scadenza entro la quale l’operazione di fundraising deve essere terminata. Dopodiché tocca alla community valutare, scegliere e diffondere. In cambio di una piccola, simbolica ricompensa stabilita dall’imprenditore stesso per i finanziatori: un video, uno sticker, un CD, un posto in prima fila. Niente marketing, nessuna strategia: solo un bel po’di sano passaparola, una valida rete di contatti ed un pizzico di fiducia. E se poi il progetto non raggiunge gli obiettivi di finanziamento entro i termini stabiliti, nessun problema: secondo l’approccio “all-or-nothing”,  si chiude la raccolta, i finanziatori vengono rimborsati e nessuno perde o guadagna nulla, all’insegna della trasparenza totale e al riparo da ogni fallimento.

Che non si tratti soltanto di un fenomeno di costume passeggero, poi, lo dimostra il fatto che perfino la Consob si sia espressa recentemente a riguardo. Proponendo lo scorso marzo un regolamento puntuale sull’equity crowdfunding, ossia la raccolta diffusa di capitali di rischio (fino a 5 milioni di euro) da parte di start-up attraverso l’emissione di strumenti partecipativi su siti web specializzati. Se approvata, la proposta farebbe dell’Italia il primo paese al mondo a rendere esecutiva una legislazione su questo fenomeno ed aprirebbe senz’altro la strada a numerose iniziative che oggi non ricevono l’attenzione dei finanziatori tradizionali.

Proprio in questi giorni il Fondo Monetario Internazionale è infatti tornato a sottolineare con allarme come nel Belpaese “la continua contrazione del credito” abbia finito con “l’affamare il vitale settore delle piccole e medie imprese, bloccando di fatto la ripresa economica”. Certo, a Washington avranno in mente altri tipi di ricette, ma chissà che anche il crowdfunding non possa giocare un ruolo importante nella gestione dell’emergenza credit-crunch: una risposta dal basso forse parziale, ma quantomeno reale e, almeno per il momento, decisamente più incoraggiante delle politiche di rigore adottate fin qui.

 

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