Riflessione di una psicologa sui malati di shopping

di Raffaella D'Antuono - 07.06.2017
Riflessione di una psicologa sui malati di shopping
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"Un uomo non ti tratterà mai meglio di un grande magazzino". Se è così, allora, è vero quello che sosteneva Rebecca Bloomwood nel famoso bestseller I Love Shopping . Anche se, a volte, può essere solo il sintomo di una pericolosa patologia che spinge a comprare, in modo ossessivo-compulsivo, di tutto e di più.

Una malattia figlia di una società che alimenta falsi bisogni che hanno gradualmente trasformato l’acquisto e il possesso di un prodotto in una vera e propria fonte di felicità. Per credere, leggere l’ultimo report SWG-Greenpeace condotto su un campione rappresentativo di consumatori italiani 20-45 anni. Alla domanda perché fai shopping, il 65% ha risposto per sentirmi euforico e soddisfatto; il 54% contro la noia; il 52% per tirarmi su di morale; il 48% per alleviare lo stress.

Si compra più per colmare un vuoto interiore che un bisogno reale. In Italia le vittime preferite di questa infernale trappola dello shopping sono, soprattutto, donne residenti delle regioni del Nord-Ovest e del Sud, tra i 30 e i 39 anni, con bassi livelli di studio e un forte debole per cosmetici, capi d’abbigliamento, scarpe e gioielli. Non mancano, però, pur se in misura assai inferiore, anche i maschi le cui preferenze si concentrano, in particolare, su telefonini, computer e altri accessori tecnologici.

Lo shopper-compulsivo, una volta “gustato” il legame tra acquisti e (pseudo) benessere è probabile che desideri di riviverne l’esperienza fino a perdere totalmente il controllo del proprio comportamento. Con ripercussioni sulla vita sociale, lavorativa e personale, oltre che sulle tasche, semplicemente  devastanti.

Insomma, entra in un negozio per trovare sollievo e ne esce con un pieno di solitudine.

 

Raffaella D'Antuono è Psicologa Clinica, Psicoterapeuta di approccio Strategico e Mediatrice Sistemico- familiare. Dal 2007 si occupa della prevenzione e del trattamento delle dipendenze (da sostanze, da alcol, da gioco d’azzardo, da internet,ecc.), collaborando dapprima con la S.I.I.Pa.C. (Società Italiana di Intervento sulle Patologie Compulsive) di Roma e poi con l’Associazione Gruppo Logos di Salerno. Nel 2008 consegue il titolo di Esperta in Psicologia delle Dipendenze, rilasciato dall’ISP – Istituto per lo Studio delle Psicoterapie, sede di Roma, e dall’Università del Sacro Cuore “A.Gemelli”.Da tre anni con il progetto “Sportello Ascolto” offre, agli insegnanti ed ai genitori di alcune Scuole Primarie dell’agro nocerino sarnese, uno spazio di ascolto e di sostegno per fare fronte ad eventuali situazioni di disagio individuale e relazionale.Nel 2009 consegue il titolo di Conduttore di Training Autogeno.

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