Reportage di una non vedente che viaggia da sola in aereo

di Stefania Leone - 05.02.2015
Reportage di una non vedente che viaggia da sola in aereo
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Dal taxi all’aeroporto, passando per l’aereo fino al ritiro bagagli a destinazione. Consigli, idee e trucchi di una non vedente per i viaggiatori ciechi che si accingono a prendere un volo da soli.

1. La prenotazione. Non tutti i siti web delle compagnie aeree o delle aerostazioni sono accessibili o hanno un numero telefonico per una assistenza specifica in caso di difficoltà. La compagnia è tenuta ad avvisare i servizi di terra di una prenotazione di un disabile in partenza o in arrivo. Uno scambio di informazioni che non sempre funziona a menadito. A discapito dei diretti interessati. Ecco perché sarebbe necessario – almeno alla partenza - una conferma che ci avverta tramite sms o e-mail dell’avvenuta prenotazione dell’assistenza, e, tramite la compagnia aerea, della ricezione da parte dell’aeroporto. Piccoli dettagli, ma che ci farebbero stare così tranquilli!

2. A caccia del totem. Arrivati all’aeroporto cominciano i guai. Spesso è impresa assai ardua individuare le colonnine dotate di un citofono (totem) per annunciare il nostro arrivo e avviare la procedura di assistenza al passeggero. Quelle istallate a Roma Fiumicino ad esempio, non sono così evidenti, hanno un banale color grigio, e segnalate con un’anonima dicitura “informazioni”.  Se il tassista che ci guida non le individua, è costretto ad accompagnarci fin dentro l’atrio dell’aeroporto all’Information desk. Basterebbero un colore più vivace ed una segnalazione meno anonima! E, a dirla tutta, sarebbe veramente opportuno che ci venisse fornito un preciso appuntamento da concordare prima ed un numero da contattare in caso di bisogno.

3. L’assistente smemorato. Finalmente, nei pressi del totem, il nostro assistente ci offre il braccio…e chi lo molla più? Ci aiuta a fare il check in, ci accompagna al posto di polizia per passare il metal detector, e spesso ci porta in una sala di attesa ancor prima che al gate per l’imbarco. Ciò in ragione del fatto che l’assistenza in genere richiede al viaggiatore disabile di essere in aeroporto almeno due ore e mezza prima dell’orario di partenza. Il compito dell’assistente di terra è di stare con noi per tutto il tempo, magari affidandoci per qualche tempo ad un collega ma in ogni caso qualcuno deve restare con il passeggero fin sopra l’aeromobile.

Tuttavia, è capitato ad alcuni di essere dimenticati da qualche parte, in una sala d’attesa, in un gate, in un bar. Ecco anche in questo caso un numero di emergenza da contattare risolverebbe un bel po’ di problemi. Magari se anche i gestori dei servizi, come i bar o il duty free, ne fossero informati sarebbe ancora meglio. Un altro accorgimento utilissimo sono i percorsi tattili, o LVE  Loges Vet Evolution , che fanno da riferimento ai disabili visivi (e sensoriali) per raggiungere autonomamente  il desk di informazioni, la  toilette o la farmacia, i punti di ristorazione e l’ uscita di emergenza.

4. Amica hostess, amico Stewart. La gestione del quarto momento, ovvero delle fasi del volo, è affidata al personale delle compagnie aeree, che è tenuto a dare completa illustrazione dell’esatta posizione rispetto alla propria poltrona, dell’ubicazione delle uscite di emergenza, della toilette, del pulsante di chiamata, della modalità di uso delle cinture di sicurezza e del giubbotto salvagente, e deve informare su  cibo e  bevande serviti a bordo. Se non si tratta di viaggi troppo lunghi, e sempre che non ci siano intoppi pericolosi, questa fase è la meno complicata da gestire. Ma in ogni caso è diritto del viaggiatore disabile chiedere le giuste informazioni.

5. Occhio alla valigia. In base alle informazioni ricevute dal vettore, il personale di terra ci viene a prendere, dopo lo sbarco di tutti gli altri, e si spera che non ritardi! Per evitare disagi all’equipaggio e alla persona disabile. A terra è tenuto ad  accompagnarlo al controllo passaporti e al nastro di riconsegna bagagli, fino all'incontro con un accompagnatore o al mezzo di trasporto prescelto (automobile, taxi, treno, autobus).

Un accorgimento fondamentale: fatevi dire bene colore e marca della propria valigia! Ovviamente c’è il nome sull’etichetta, e siamo in grado di riconoscerle al tatto…ma avete presente quanti bagagli normalmente passano sul nastro trasportatore di un volo di oltre 300 passeggeri? Anche qualche speciale riconoscimento non guasterebbe …insomma questo almeno possiamo prevederlo!

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