Questi i danni della propaganda anti-vaccini

di Roberta Lunghini - 09.12.2016
Questi i danni della propaganda anti-vaccini
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Nel 2015, solo 6 Regioni italiane su 21 hanno raggiunto la soglia di sicurezza del 95% raccomandata dall’OMS per il vaccino esavalente. E nessuna quella per l’immunizzazione contro morbillo, parotite e rosolia. C’è da dire che nel nostro Paese è in atto una vera e propria tendenza alla diminuzione per quanto riguarda le vaccinazioni che non sembra arrestarsi. E sono molti i genitori che decidono di non vaccinare i propri figli, esponendo tutta la popolazione al reale rischio di ricomparsa di infezioni ormai debellate da anni. Si tratta dell’allarme lanciato per l’ennesima volta dalla SIPPS (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale), che ha mostrato la propria soddisfazione per le recenti iniziative prese da alcune amministrazioni locali per far fronte alla situazione e correre ai ripari. Innanzitutto la legge approvata dall’Emilia-Romagna, che impone il vaccino come conditio sine qua non per poter iscrivere i propri figli al nido. Un esempio seguito da Trieste: la prima città italiana a prevedere l'obbligo di vaccinazione antidifterica, antitetanica, antipolio e antiepatite B per i bimbi che frequentano sia i nidi (fascia di età 0-3 anni) che le scuole dell’infanzia (4-6 anni). E infine anche il Veneto, che, seppur senza reintrodurre l’obbligatorietà abolita nel 2008, prevede delle misure straordinarie per il recupero delle coperture vaccinali.

Pubblicato in Salute in cifre.
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