Quando si arriva alle mani ci rimette l’infermiera

di Roberta Lunghini - 26.02.2015

In Italia, le infermiere sono sempre più a rischio di aggressioni e violenza da parte di estranei. Dei circa 4.000 infortuni indennizzati complessivamente dall’INAIL nel 2013 per questa particolarissima tipologia di eventi, infatti, circa 1.200 (quasi 1/3 del totale) sono avvenuti nella Sanità e di questi ben il 71% (851 casi) ha interessato la componente femminile. I carnefici, in genere, sono i pazienti (per lo più psicolabili) e i loro parenti. Lo rivela il volume "Prendersi cura di chi ci cura - La sicurezza e la tutela sul lavoro delle donne che operano nel campo dell’assistenza sanitaria”, realizzato dall’ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro) e appena presentato a Palazzo Madama. Dal quale emerge, inoltre, che la prima causa di incidente per le donne che lavorano in questo settore è la caduta (5.500 infortuni nel 2013, pari al 23% del totale). Seguono la perdita di controllo di attrezzature o macchinari (circa 4.400 infortuni; pari al 18,8% del totale) e sinistri provocati da movimenti sotto sforzo fisico, come il sollevamento dei malati o lo spostamento degli stessi dal letto alla carrozzina o ad altri ambienti (circa 4.000 infortuni; il 16,8% del totale). In generale, comunque, va notato che il personale infermieristico, in particolare femminile, è in assoluto quello più colpito da episodi infortunistici tra tutte le innumerevoli figure professionali che operano in ambito sanitario e dell’assistenza sociale. Ogni anno subiscono, infatti, oltre 10.000 infortuni, pari al 32% del totale. In pratica, su 3 operatrici sanitarie infortunate 1 è infermiera.



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