Quando le App accessibili si rivelano una bufala

di Stefania Leone - 04.06.2014
Quando le App accessibili si rivelano una bufala
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Ogni giorno il mercato propone nuove applicazioni per smartphone e tablet accessibili ai disabili. Che, tuttavia, alla prova dei fatti funzionano poco e male. Al punto da far pensare che persino tecnici esperti e sviluppatori informatici non rispettino, o non conoscano fino in fondo, le condizioni essenziali per far si che un’applicazione possa essere fruibile anche da utenti con disabilità.

A titolo esemplificativo va segnalato che, contrariamente a quanto sostenuto da più parti, il linguaggio HTML5 non è al momento una tecnologia “accessibility supported”. Ossia in grado di garantire l’utilizzo di una app anche da parte di coloro che, per esigenze particolari, hanno bisogno di configurazioni specifiche o delle cosiddette “tecnologie assistive”, necessarie alle persone con disabilità (ad esempio gli screen reader, ovvero i software che leggono gli schermi con voce sintetica). D’altronde su questo punto la normativa italiana parla chiaro. Il quarto principio delle linee guida WCAG2.0 (Web Content Accessibility Guidelines) ha introdotto, infatti, il concetto di “robustezza della tecnologia” per consentirne lo sviluppo. Caratteristica che al momento il linguaggio HTML5 non ha.

Una verità confermata, durante un recente seminario tenuto presso il Formez, da due dei principali esperti italiani di accessibilità del web: Roberto Scano - presidente dell’ IWA (Associazione italiana dei Webmaster) - e Oreste Signore, rappresentante per l’Italia del W3C, il Consorzio internazionale del web. Ne è emerso che “gli standard per l’accessibilità dell’HTML5 verranno pubblicati dal W3C non prima del prossimo autunno”. Le nuove App già costruite con tale linguaggio di programmazione, quindi, potrebbero risultare problematiche per gli utilizzatori disabili.

Altro requisito importante, che dovrebbe tenere a mente chi va a produrre una nuova App, è che tra le caratteristiche tecniche appaia con evidenza l’informazione sull’eventuale accessibilità o meno. Banalmente, per evitare di scoprirlo con delusione a posteriori.

Come si testa l’accessibilità di una tecnologia? Esistono diversi strumenti per la validazione oggettiva, ma ciò dovrebbe costituire solo una prima fase. Laddove possibile, il miglior metodo è quello di coinvolgere già nelle fasi di progettazione e di test intermedio le persone con disabilità, invece che a lavoro terminato. È infatti noto che modificare codice software anche se di poco, comporta la necessità di nuovi test complessivi, in quanto le modifiche potrebbero aver generato altri errori prima inesistenti. È evidente che si tratta di un lavoro oneroso e costoso, pertanto spesso il risultato è che… si rinuncia a farlo.

Pubblicato in E-accessibilità.
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