Più “spazio giallo” per incontrare mamma o papà in carcere

di Ilaria Lonigro - 06.05.2014
Più “spazio giallo” per incontrare mamma o papà in carcere
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Ogni giorno un esercito di bambini, 100mila solo in Italia, entra in carcere per incontrare la mamma o il papà. Le guardie si ricordano di trattare con rispetto i genitori davanti a loro? E accolgono i bimbi con un sorriso? In che modo è interrotto il colloquio?

A questi e altri dettagli fondamentali si dedica da oltre 10 anni l'associazione Bambini senza sbarre, che ha appena lanciato una raccolta fondi. I soldi raccolti serviranno a promuovere nelle carceri di tutta Italia lo “Spazio Giallo”, un'area all'interno degli istituti adatta a ospitare i colloqui tra i bambini e i loro genitori. Il modello finora è stato sperimentato nelle strutture lombarde. Solo a Milano, sono un migliaio i piccoli che varcano la soglia dei penitenziari più volte al mese, per anni. Gestire bene i colloqui tra i piccoli e i genitori, secondo l'associazione, ha una forte valenza anche per la società intera. Aiuta gli adulti a non essere recidivi e i bambini a non sentirsi emarginati, col rischio, da grandi, di emulare i reati commessi da mamma o papà.

“Puntiamo a €80mila, per poter estendere questo modello di accoglienza dei bambini ad altri istituti penitenziari, oltre la Lombardia. In Italia la sensibilità è aumentata. È del nostro Paese la prima Carta europea che raccoglie tutte le raccomandazioni fatte dalla UE su questo tema”, spiega a West Lia Sacerdote, presidente di Bambini senza sbarre e membro della direzione della rete europea Children of Prisoners Europe.

La “Carta dei figli dei genitori detenuti”, firmata lo scorso marzo dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando, dall'Autorità Nazionale Garante dell'Infanzia e dell'Adolescenza Vincenzo Spadafora e dalla stessa Sacerdote, riconosce formalmente, per la prima volta, il “diritto alla continuità del legame affettivo con il proprio genitore in regime di detenzione e, al contempo, il diritto alla genitorialità dei genitori detenuti”, come spiega Sacerdote.

“La vita di un bambino che incontra un genitore detenuto è fatta di tanti dettagli. Le attenzioni del personale penitenziario sono un anello importantissimo, significano anche formazione del personale. La diffusione di una cultura dell'accoglienza è un processo lento che dà i suoi frutti. La cosa fondamentale è che i bambini, insieme alle famiglie, non siano assimilati al detenuto: sono persone libere e vanno accolte come tali. Per i bimbi è importante che vengano rispettati i genitori. Gli agenti al colloquio non devono dimenticarsi mai che quell'adulto in quel momento è il papà di quel bambino: se viene sgridato davanti al bambino è molto dannoso. Come viene interrotto il colloquio, come viene fatto entrare un bambino, sono dettagli fondamentali. La prima circolare ministeriale del 2009 consigliava di sorridere. Gli operatori si offendono quando leggono questo, sembra una cosa banale, ma per il bambino è molto importante essere accolto in modo gentile".

"La Carta contiene 8 articoli che entrano nei dettagli. C'è anche una raccomandazione ai magistrati, che devono decidere la pena da infliggere a un condannato. Se il condannato ha un figlio, la richiesta è di privilegiare la misura alternativa, che in Italia è possibile”, conclude la presidente di Bambini senza sbarre. Un pensiero va anche ai bambini che in carcere ci vivono. “Un articolo della Carta è anche per loro, sono 40-50 all'anno, ma non ce ne siamo dimenticati”.

Pubblicato in Carceri.
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