Non sente, ma col suo burlesque ne ha sedotti migliaia

di Beatrice Credi - 19.03.2015
Non sente, ma col suo burlesque ne ha sedotti migliaia
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Ha fatto innamorare le platee di mezzo mondo con i movimenti sensuali delle sue affascinanti performance burlesque. Ma quando le luci si spengono e cala il sipario Millie Dollar torna a combattere con la sua difficoltà a comunicare a causa dei suoi problemi di udito.

Di Liverpool, la trentenne Harriet Gould - questo il  vero nome dell’attrice – è infatti afflitta da un disturbo degenerativo talmente raro da non avere neppure un nome. Ma che non le ha impedito di realizzare nella vita da artista ciò che più ama: ballare. Una sfida enorme, per chi ha deficit uditivi, riuscire a seguire il ritmo della musica. La verità è che grazie ai costumi di scena ed alle seducenti coreografie, frutto della sua geniale fantasia, Millie è in grado di “comunicare” ciò che sente.

Una storia, quella della performer burlesque, che non è solo l'esempio di come le persone con handicap possano diventare professionisti di successo. Ma anche far capire che esiste un legame della disabilità  con la sessualità.

Cresciuta guardando film degli anni Quaranta e Cinquanta, Millie è rimasta affascinata dalla moda e dall'alone glamour che circonda il mondo del burlesque: “Mimavo lo spogliarello in camera mia già da giovanissima”. Orgogliosa delle sue curve - che dice essere sicura piacciano anche agli uomini -  dichiara però di non amare lo striptease integrale, preferendo il “vedo non vedo” celato dietro piume e gioielli.

La sua disinvoltura nel parlare di questi argomenti è un ulteriore passo in avanti per cercare di cambiare l'immagine negativa che ruota attorno alla sessualità dei disabili. Spesso sottolineata anche nell'arte e nella letteratura. Come, ad esempio “The Sexual Politics of Disability” di Tom Shakespeare. Che già vent’anni fa aveva segnalato quali sono i tre principali stereotipi che nei secoli hanno gettato ombre di sospetto sul rapporto tra sesso e handicap.

Il primo: i disabili sono asessuati. E, di conseguenza, persone non attraenti e meritevoli, al massimo, di scherno e violenza.

Il secondo: i disabili sono ipersessualizzati. E, quindi, da sottoporre alla sterilizzazione forzata.

Il terzo: i disabili possono essere contagiosi.

Tre lettere scarlatte che hanno marchiato, fin dalla notte dei tempi, l’esistenza delle persone con handicap e che l’eugenetica ha cercato, per fortuna invano, di cancellare dalla faccia della Terra.

Pubblicato in Disabili in cifre.
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