Non è una protesi che ci rende donne dopo la mastectomia

di Beatrice Credi - 03.11.2016
Non è una protesi che ci rende donne dopo la mastectomia
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Avere qualcosa di estraneo nel mio corpo dopo un cancro era l’ultima cosa che volevo”. Con queste parole Debbie Bowers ha detto “no” alla ricostruzione del seno dopo essersi operata. E sempre più donne seguono la sua strada. A tal punto che, dalla loro esperienza è nato un vero e proprio movimento dall’evocativo nome “go flat”, resta piatta. Molti medici promuovono con grande enfasi la ricostruzione dicendo che aiuta a sentirsi di nuovo complete e la considerano parte integrale del trattamento anti tumore. Tuttavia, molte accusano i dottori, quasi sempre uomini, di concentrarsi troppo sull’estetica senza considerare il rischio di complicazioni legate alla chirurgia. Marianne DuQuette Cuozzo, per esempio, racconta di avere avuto quattro infezioni in cinque mesi prima di decidere di rimuovere le protesi. “Nessun medico mi ha mai detto che c’era la possibilità di rimanere senza seno. L'intervento veniva dato come scelta obbligata”, aggiunge. Bowers e altre come lei hanno anche fatto un video in cui lo slogan da tenere a mente è “Non è il seno che ci rende donne”.

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