Nadir Malizia sfata 6 stereotipi sui disabili

di Beatrice Credi - 24.06.2015
Nadir Malizia sfata 6 stereotipi sui disabili
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Un cavallo con le ruote al posto delle zampe mentre salta un ostacolo. È l'originale copertina di "Vita su Quattro Ruote", opera prima di Nadir Malizia,  giovane scrittore in sedia a rotelle che, fuori dai soliti schemi, racconta la sua vita di disabile. Con tanto di stereotipi e miti da sfatare, di cui ha stilato per West una speciale selezione :

Barriere architettoniche. Potrei citare una frase del mio libro: "mi sento un uomo normale in una società disabile". Rispetto agli altri paesi europei l'Italia è indietro. C'è ancora troppa burocrazia e il menefreghismo dilaga. La nostra autonomia deve essere a 360°. Molti invece credono che si debba limitare alle quattro mura domestiche. Ho fatto un viaggio in Inghilterra e l'accoglienza è stata ottima. Mi ricorderò sempre quello che disse un poliziotto a Backingham Palace. "Noi possiamo arrangiarci, voi invece dovete essere facilitati ad essere autonomi, cittadini liberi". Mi sono sentito parte di quel Paese.

Bambini e disabilità. Mia cugina Roberta aveva paura di me, mi chiamava "l'uomo con le ruote cattive". Poi, evidentemente curiosa, chiese perché non mi alazavo mai dalla sedia. Abbiamo cercato di spiegarglielo senza ipocrisie. Oggi ha 27 anni e abbiamo un bellissimo rapporto. I genitori dovrebbero ascoltare i propri figli e rispondere alle loro domande senza creare tabù.

L'amore e il sesso. I disabili non possono amare, nè fare sesso. Così vuole la vulgata comune. Ma  non è assolutamente vero. Anche noi abbiamo desideri da esprimere e condividere. Che vengono repressi sostenendo che avendo un handicap non possiamo provare affetto. Da un po' si parla della figura dell'assistente sessuale. Potrebbe essere utile per tanti, ma non per tutti. Personalmente io non ne ho bisogno. Da questo punto di vista non ho mai avuto problemi, anzi il contrario!

Il pietismo e lo sguardo degli altri. La tipica frase "poverino che pena mi fa" l'ho subita in prima persona e non l'ho mai sopportata. Ancora oggi appena sento un adulto che dice "lui non è fortunato come te, è in carrozzina" mi verrebbe voglia di prendere di petto questa ipocrisia. Molto nasce dal timore di dire qualcosa che può offendere.

Il lavoro. L'idea corrente è che siamo inutili perché non produttivi. Niente di più sbagliato. La maggior parte dei disabili ha, per esempio, un ottimo livello di'istruzione. Prendiamo il mio caso. Sono laureato, ho una specializzazione, parlo inglese e tedesco. Ho sostenuto vari colloqui ma, o mi veniva detto che ero troppo preparato o mi veniva consigliato di cambiare professione. All'ufficio di collocamento mi hanno risposto che al massimo potevo fare il manovale. Sì, proprio così: il manovale in sedia a rotelle!

Cinema, letteratura e disabilità. In passato il tema non veniva affrontato nel mondo della fiction. Oggi qualcosa è cambiato. Per quanto riguarda l'editoria, invece, molti autori emergenti pensano di non avere possibilità. A me è successo il contrario. Il mio editore Cinzia Tocci e Federica Barbarossa, hanno saputo vedere oltre la mia disabilità. Sono al mio fianco sostenendo la promozione del mio libro esattamente come fanno con tutti gli altri autori.

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