La start up che ha aperto la strada al welfare condiviso

di Ernesto Puviani - 19.11.2015
La start up che ha aperto la strada al welfare condiviso
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Né concessione dello Stato spendaccione, né regalìa del padrone inflessibile: piuttosto un welfare genuino ha a che fare con il benessere del cittadino e con la produttività del lavoratore. Questa almeno è la scommessa di tanti teorici riformisti dell’assistenza alle persone. Specialmente nell’Europa contemporanea, quella che nel 2012 la cancelliera tedesca Angela Merkel descrisse così in una ormai celebre intervista al Financial Times: “L’Europa contiene il 7 per cento della popolazione mondiale, produce il 25 per cento del pil globale e deve finanziare il 50 per cento della spesa sociale del pianeta”. “È ovvio – aggiunse Merkel – che il continente dovrà lavorare sodo per mantenere la sua prosperità e il suo modello di vita”.

Che fare, dunque, del welfare? Per organizzarlo al meglio, consentendogli di coprire quante più esigenze possibili al prezzo minore possibile, molte imprese, anche in Italia, hanno iniziato a fare da sé. Non c’è soltanto il ricordo di Adriano Olivetti (1901-1960), quindi, e dei suoi finanziamenti per alloggi e soggiorni di studio. Negli ultimi anni le aziende medio-grandi – vedi Luxottica, Ferrari o TechnoGym per esempio – hanno iniziato a pagare le spese sanitarie per i propri dipendenti, i libri di scuola e l’asilo nido per i figli, oltre ai più basilari e storici ticket-restaurant.

Per le piccole e medie imprese, che nel nostro paese sono responsabili della maggior parte dell’occupazione, ovviamente il discorso si fa più complesso. E’ in questo contesto che nascono iniziative come quella di Jointly, una start-up italiana fondata e guidata da Francesca Rizzi: “Selezioniamo e connettiamo le migliori professionalità a servizio del welfare. Incontrarsi è stato un inizio, lavorare assieme sarà la misura del nostro successo”, è lo slogan che campeggia sul sito web (www.jointly.pro).

In concreto, l’idea è quella di selezionare da una parte strumenti e fornitori di servizi assistenzialistici per esigenze di ogni tipo; dall’altra quella di connettere tra loro imprese, anche di taglia diversa, per scambiare idee ed esperienze, oltre che per minimizzare i costi nel caso si scelgano servizi simili per i propri dipendenti. Un esempio concreto lo fornisce la prima iniziativa in corso coordinata da Jointly, nata con l’obiettivo di aiutare i figli dei dipendenti di una decina di piccole e medie imprese italiane a riflettere sul proprio futuro professionale. Il percorso in questione, tra simulazioni di colloqui e visite guidate nelle aziende coinvolte, è stato quasi interamente finanziato dalle società promotrici.

Nel Governo italiano, alle prese con i sempiterni vincoli di bilancio, qualcosa sembra muoversi a questo proposito. Nella legge di Stabilità per il 2016, in corso d’approvazione in Parlamento, sono stati inseriti infatti incentivi alla contrattazione di secondo livello (per personalizzare i piani di welfare) ed è stata ampliata la lista di servizi di assistenza privata che possono beneficiare di bonus fiscali.

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