La Shoah delle lesbiche di Ravensbruck

di Ivano Abbadessa - 26.01.2016
La Shoah delle lesbiche di Ravensbruck
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C'erano anche la nipote del generale de Gaulle e la sorella dell'allora leggendario sindaco di New York, Fiorello La Guardia, tra le migliaia di internate nell'unico campo di concentramento nazista per sole donne.

Nell'orrore della Germania hitleriana la sorte toccata soprattutto alle lesbiche rappresenta una storia per molti quasi del tutto sconosciuta. O volutamente ignorata. E che per questo domani, 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria per le vittime della Shoah, è non solo giusto ma doveroso ricordare. Perché del "campetto rosa" di Ravensbruck si sa ancora troppo poco. È lì, infatti, che le SS trascinarono e rinchiusero gran parte di quelle giudicate dal Terzo Reich come "depravate e devianti": donne omosessuali, socialiste, comuniste, prostitute, abortiste, Rom, testimoni di Geova. Di queste le ebree erano solo il 20%. 

A Ravensbruck, costruito nel 1939 a una ottantina di chilometri a nord-est di Berlino, finirono in 130 mila, tra ragazze e signore di una ventina di paesi. Le cui storie sono state oggi fortunatamente disseppellite dal dimenticatoio per merito di Sarah Helm. Giornalista inglese che attraverso una scrupolosa ricerca e una minuziosa analisi delle testimonianze delle sopravvissute ha recentemente pubblicato RavensbrOck: Life and Death in Hitler's Concentration Camp for WomenOpera monumentale che non solo narra gli orrori di un lager feroce e disumano tanto quanto quelli, ben più noti, di Auschwitz, Dachau o Bergen-Belsen. Ma anche gli innumerevoli episodi di eroismo, amicizia, tenacia e voglia di sopravvivere tra donne in un inferno che ne inghiottì più di 30 mila.

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