Il velo di Pandora

di Giuseppe Terranova - 31.05.2010
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In Francia anche una multa scatena uno scontro politico sull'immigrazione.
Partiamo dai fatti. Una giovane francese di origine straniera è stata multata perché guidava indossando il niqab. La polizia ha sanzionato la donna, per un totale di 22 euro, ai sensi dell'articolo 412-6 del codice della strada che vieta al conducente di guidare "in presenza di cose o persone che ostacolino la libertà di movimento e il campo visivo all'interno dell'abitacolo".
Come dire che chi indossa un cappellino o un pantalone attillato al volante sia passibile di multa.
Ma veniamo al problema. La vicenda si inserisce nel controverso tira e molla tra il Presidente Sarkozy e il Consiglio di Stato sull'opportunità di approvare un disegno di legge che vieti il burqa negli spazi pubblici. Ciò che più conta, però, è che dalle indagini è emerso che la giovane è moglie di Lies Hebbadj, un francese poligamo di origine algerina. Oltre che un'attivista di un movimento estremista islamico.
Da notare che l'istituto della poligamia non è riconosciuto dall'ordinamento transalpino. Di conseguenza, le mogli di Habbadj non risultano formalmente coniugate e, in quanto tali, usufruiscono dei generosi benefici economici che lo stato francese prevede per le donne, non sposate o separate, con figli.
Una faccenda che è un vero e proprio groviglio. Una patata bollente che il Ministro dell'Interno Brice Hortefeux ha preferito passare al collega Eric Besson, responsabile per l'immigrazione.
Fermo restando che non è ben chiaro cosa centri in tutto questo la giovane multata, il punto è che le autorità transalpine auspicano la revoca della cittadinanza francese che l'uomo ha acquisito nel 1999 per matrimonio.
Ma l'ordinamento francese prevede la revoca dello status civitatis nella fattispecie in questione?
Più che un quesito, un enigma. Al punto che persino il Ministro dell'Immigrazione ha chiesto alcuni giorni di tempo per studiare il caso.
Nell'attesa stiamo ai fatti. L'articolo 15 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo prevede che "tutti gli individui hanno diritto alla cittadinanza" e "nessun cittadino può esserne privato in modo arbitrario". Un dettato che, secondo un'interpretazione unanimemente condivisa dai giuristi d'Oltralpe, implica l'impossibilità di revocare lo status civitatis a tutti i cittadini nati nell'Esagono.
La revoca, dunque, è possibile solo per chi ha acquisito la cittadinanza per naturalizzazione/matrimonio e soltanto nei casi previsti dall'articolo 25 del codice civile:
- condanna per oltraggio ai principi fondamentali della repubblica;
- condanna per oltraggio alla pubblica amministrazione;
- condanna per inadempienza degli obblighi previsti dal codice del servizio nazionale.
- condanna in uno stato straniero per una fattispecie considerata criminosa anche in Francia, sempre che la pena prevista sia superiore ai cinque anni di carcere.
- se in ossequio agli interessi di uno stato straniero il cittadino ha assunto comportamenti pregiudizievoli per lo stato francese.
Ora, è evidente che né la poligamia, né tantomeno l'eventuale condanna per frode allo stato rientrano nei casi previsti dall'articolo 25. L'alternativa, peraltro alquanto remota, potrebbe essere la condanna, ai sensi dell'articolo 27-2 del codice civile, per aver acquisito la cittadinanza in modo fraudolento. In questo caso occorrerebbe dimostrare che Habbadj al momento del matrimonio nel 1999 - con la donna multata - abbia taciuto all'amministrazione francese di essere già sposato.
Un cul de sac che dimostra come il velo, nelle sue molteplici varianti, sia sempre più il vaso di Pandora dei nostri tempi.

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