Hollande verso la “dolce morte”

di Valentina Ascione - 01.08.2012
Hollande verso la “dolce morte”
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La morte è solo un evento ineluttabile, o anche un diritto? E’ questo uno dei grandi interrogativi con cui i governi sono sempre più spesso chiamati a confrontarsi. In Francia il dibattito sull’eutanasia è in corso da anni, ma è tornato alla ribalta alcune settimane fa, quando il nuovo Presidente della Repubblica ha annunciato una riforma delle cure palliative.

In campagna elettorale, Hollande aveva promesso ai maggiorenni malati terminali, o in fase avanzata di una patologia incurabile, la possibilità di chiedere un’assistenza medica per finire la propria vita dignitosamente. Più facile a dirsi che a farsi, fa notare la stampa d’Oltralpe, sottolineando come le posizioni del presidente appaiano oggi meno nette rispetto a quando era in corsa per l’Eliseo.

Il leader socialista sembra tuttavia intenzionato a tener fede agli impegni presi. Tant'è che nei giorni scorsi ha dato mandato a Didier Sicard - presidente del Comitato consultivo nazionale d'etica dal 1999 al 2008 - di avviare una missione esplorativa sul fine vita.

Compito di Sicard e del suo gruppo di lavoro sarà studiare le condizioni di accompagnamento del malato nel difficile percorso verso la morte, ma anche fare il punto sulle cure palliative. E, se necessario, definire misure per migliorare il dispositivo in vigore: quella legge Leonetti che dal 2005 permette di evitare l’accanimento terapeutico.

Nell'attesa di capire se e come cambierà la legilsaziona transalpina in materia, di certa sappiamo che l'eutanasia è legale da dieci anni in mezza Europa.
A fare da apripista nel 2002 è stata l'Olanda, primo paese al mondo a riconoscere la cosidetta "dolce morte" diretta, raggiunta poco dopo dal Belgio. E poi - con leggi più o meno restrittive - Lussemburgo, Svizzera e Gran Bretagna. Dove l'interruzione delle cure a certe condizioni è autorizzata dal 2002 e si è introdotto anche il concetto dell'aiuto al suicidio "per compassione". La Svezia ha legalizzato nel 2010 l'eutanasia passiva (che prevede l'interruzione dei dispositivi di cura e mantenimento in vita), tollerata su richiesta del paziente anche in Germania e in Austria.

In altri paesi, come Danimarca, Norvegia, Repubblica Ceca e Spagna, il malato ha il diritto di rifiutare le cure, mentre in Portogallo l'eutanasia è vietata, ma un comitato etico può autorizzare l'interruzione delle cure in casi particolarmente gravi. L'eutanasia è invece reato in Italia, Bosnia, Croazia, Grecia, Irlanda, Polonia, Romania e Serbia.

Secondo i dati della Società reale di medicina olandese, dal 2002 ad oggi sono state aiutate a morire circa 4 mila persone all'anno, ma la legalizzazione dell'eutanasia nei Paesi Bassi non si è tradotta in un boom di morti assistite. A conferma che quel che è un diritto per tutti non è un obbligo per nessuno.

Pubblicato in Eutanasia, Famiglie povere.
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