Disabili gay, è ora di parlarne

di Ivano Abbadessa - 03.06.2013
Disabili gay, è ora di parlarne
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Chi sono, quanti sono, cosa chiedono i disabili omo-bisessuali in Italia. Una galassia ai più poco nota sulla quale ha deciso di indagare un team di studiosi italiani guidati dalla dott.ssa Priscilla Berardi. Psicoterapeuta che nel 2007 realizzò “Abili di cuore”, il primo studio sui disabili GLB nel nostro Paese. A distanza di cinque anni, l'inchiesta “Omo-bisessualità e disabilità oggi in Italia” - i cui risultati saranno presentati a Napoli il 5 e 6 giugno - vuole capire se la situazione è migliorata.

«Dopo l'attenzione suscitata dalla ricerca del 2007 – ci dice la dott.ssa Berardi - sembrava calato il sipario sul tema. Insieme ai colleghi, Raffaele Lelleri e Ambra Guarnieri, abbiamo osservato come nell’ultimo anno e mezzo l’interesse nei confronti del binomio “sessualità e disabilità” sia invece riemerso più forte di prima, ma ancora una volta dibattiti e approfondimenti toccano solo di sfuggita l’omosessualità.»

Le persone GLB disabili rischiano una doppia discriminazione. «Dover elaborare due identità considerate “diverse” - spiega la psicoterapeuta - può richiedere un lavoro interiore impegnativo. Il buon esito di questo percorso, più complicato per alcuni che per altri, o il fatto che venga accolta in sé solo una delle due componenti identitarie, come se l’altra non appartenesse alla persona, dipende molto dalle caratteristiche personali, dal contesto socio-familiare in cui si cresce e dalle occasioni di vivere una vita il più possibile piena.»

«Il mondo LGBT - da alcuni considerato esclusivo nei confronti dei disabili gay - è spesso pieno di barriere architettoniche, anche se - ci dice la ricercatrice bolognese - di per sé non ha nei confronti della disabilità un pregiudizio maggiore della società in genere. Finisce che il disabile GLB non sa a chi rivolgersi e tende spesso a mantenere il silenzio sul proprio orientamento.» Tuttavia, «il mondo GLB dovrebbe abbattere le barriere architettoniche, avere interpreti LIS e saper accogliere una persona disabile che si presenti a parlare dei suoi problemi.»

Per Priscilla Berardi, secondo la quale dal 2007 ad oggi non si sono osservati importanti mutamenti per le persone disabili omo-bisessuali in Italia, «c’è grande ignoranza sulle tematiche LGBT, sulla sessualità delle persone disabili e sulla sessualità in genere. Informare, formare, educare su questi temi il grande pubblico, i familiari, i professionisti che si occupano di disabilità e quelli che si occupano del benessere psico-sessuale della persona dovrebbe essere la priorità.»

 «La sessualità e l’affettività della persona disabile va concepita come una possibilità per evolvere e non come un problema, qualunque sia l’orientamento sessuale e il tipo di disabilità.» Sull'impiego dell'assistente sessuale la dottoressa ritiene che esso può essere «...una risposta se intesa come terapista del sesso, educatore nella scoperta del corpo e non al solo scopo di avere rapporti sessuali. Non è una soluzione sufficiente se non si accompagna a un cambiamento capillare nella cultura e nei costumi.» Anche in questo senso il recente documentario “Sesso, amore e disabilità”, al quale Priscilla Berardi ha contribuito, fornisce molti spunti di riflessione.

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