Disabile dice basta: “Se non parto io, non parte nessuno”

di Ilaria Lonigro - 10.04.2014
Disabile dice basta: “Se non parto io, non parte nessuno”
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Il trasporto pubblico non è attrezzato per farlo salire? Uomo in carrozzina si pianta davanti ai pullman e non li fa partire. E' questa la singolare protesta, che va avanti da anni, di Paolo Marullo, un uomo di Camaiore (Lu) che, costretto su una sedia a rotelle, non accetta che il servizio pubblico continui a escludere i disabili. “Se non parto io, non parte nessuno”, scrive sulla sua pagina Facebook.

E così da anni ha messo a punto un'originale forma di reclamo. Ogni volta che un autobus non può caricarlo perché manca la pedana o c'è ma non funziona, Paolo sa cosa fare: blocca l'autobus e chiama la polizia municipale. Come ha fatto ieri, quando, per l'ennesima volta nella sua vita, è rimasto solo alla fermata: sono saliti tutti meno lui, perché il pullman aveva sì la pedana, ma, stando a quanto racconta l'uomo, mancava la manopola per abbassarla. “Allora tutti a terra, perché se non parto io, non parte nessuno”, racconta lui sulla sua pagina Facebook, dove documenta quotidianamente con foto e ritagli di giornali le discriminazioni che subisce. Arriva un secondo autobus, ma a questo manca persino la pedana. Solo al terzo tentativo Paolo riesce a salire e può arrivare a destinazione.

Le autorità conoscono bene il problema sollevato da Paolo, soprannominato dai giornali locali “The Bus Man” (il riferimento è a the Tank Man, il ragazzo che bloccò i carri armati in piazza Tienanmen a Pechino, il 5 giugno 1989). Persino il presidente della provincia di Lucca, Stefano Baccelli, aveva incontrato Marullo nel 2013, promettendogli più fermate per i disabili in tutto il territorio della provincia. Ma, a quanto pare, ben poco è cambiato: i bus con pedana sono ancora troppo pochi (e a volte sono difettosi) e le proteste di Marullo si susseguono al ritmo di una a settimana.

Il problema, però, è nazionale. A Como, in pieno inverno – era gennaio - tanto per ricordare un altro episodio increscioso, un'altra ragazza in carrozzina, Eva Sganzerla, si era vista costretta a chiamare i carabinieri dopo che aveva atteso per ore al freddo un autobus che la facesse salire. Ci sono aziende di trasporto che invitano i disabili ad avvertire in anticipo il centralino dei propri spostamenti, in modo che passino mezzi attrezzati. Una discriminazione bella e buona, che non coinvolge solo gli autobus, ma anche i treni, al punto che persino l'Unione europea è dovuta intervenire. Il 28 marzo la Commissione europea ha deferito l'Italia alla Corte di Giustizia per non aver recepito la normativa dell’UE in materia di diritti dei passeggeri nel trasporto ferroviario. Gli obblighi avrebbero dovuto essere pienamente attuati al massimo entro il 3 dicembre 2009. Un ritardo inaccettabile. Lo dice pure la legge, la n.67 del 2006, quella sulle "Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni", secondo cui “si ha discriminazione diretta quando, per motivi connessi alla disabilità, una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata una persona non disabile in situazione analoga” (art. 2 comma 2).

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