Da Padova a Stoccolma ecco cosa si rischia a chiedere soldi

di Anna Madia - 10.09.2014
Da Padova a Stoccolma ecco cosa si rischia a chiedere soldi
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Dall’Italia alla Francia, dall’Inghilterra ai Paesi scandinavi, torna la stagione del pugno di ferro contro l’accattonaggio. Ultimo ad annunciarla il sindaco di Padova, Massimo Bitonci, con un piano avviato a settembre che prevede il divieto di elemosina, sanzioni inasprite e il sequestro del denaro raccolto dal mendicante.

Misure forti, quelle in via di approvazione, con novità che vanno oltre il contenuto: il sindaco, sulla scia di altre amministrazioni, ha aggirato il divieto di ricorrere alle ordinanze (stabilito dalla Corte Costituzionale nel 2008) modificando il regolamento di polizia municipale. Addio, dunque, alle ordinanze contro mendicanti, lucciole e lavavetri, ora ammesse solo a tempo e per i casi urgenti. La questione della sicurezza pubblica si affronterà ritoccando i regolamenti di polizia, oppure introducendo “patti di sicurezza metropolitana”, come è accaduto per Bologna e per il triangolo Padova-Venezia-Treviso.

Ma, tra gli amministratori, non mancano gli insoddisfatti che chiedono un intervento del ministero dell’Interno. Troppo limitati, affermano, i poteri a livello locale; troppo modesta l’utilità di sanzioni e sequestri. Specie quando dietro la povertà si nasconde il racket.

Si tratta di opinioni diffuse anche all’estero. E lì, come qui, il disagio degli abitanti si fonde spesso con i timori delle migrazioni. In Svezia, il partito nazionalista Sweden Democrats (SD) ha proposto un visto anche per i cittadini europei che vogliono cambiare Paese. In Norvegia, la coalizione al governo ha deciso di concedere alle amministrazioni locali il potere di vietare l’accattonaggio. Potere che nel Regno Unito, sede di una pesante immigrazione da Bulgaria e Romania, è stato rivendicato da molti. Anche a Parigi e a Marsiglia, nel 2012, si è assistito all’introduzione di nuovi regolamenti, non senza manifestazioni di protesta di cittadini e associazioni. In quello stesso anno Manuel Valls, allora ministro dell’Interno, affermava che la Francia “non può accogliere tutta la miseria del mondo e dell’Europa”.

Ma se oltralpe l’accattonaggio è reato, oltre che questione di ordine pubblico, in Italia è stato invece depenalizzato, dopo l’intervento della Consulta nel 1995. Reato, disse allora la Corte, c’è se si sfruttano i bambini o si simula un’infermità. Mentre il trovarsi in stato di indigenza non può di per sé essere considerato una colpa. I recenti provvedimenti comunali, però, sembrano dire altro. Come l’ordinanza che a Verona, fino a fine ottobre, vieta la distribuzione ai senzatetto di alimenti e bevande nel centro della città, prevedendo una sanzione tra i €25 e i €500. Una linea dura che va incontro ai timori di tanti, ma che rischia di vanificare il lavoro delle associazioni. Un’alternativa, forse, sarebbe punire i reati che già esistono e distinguere sfruttati e sfruttatori. Anziché contraddire le leggi e la Costituzione e colpire l’anello debole.

Pubblicato in Senzatetto.
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