Com’è nato l’amore tra Marta e Mauro, gli sposini Down

di Ilaria Lonigro - 21.07.2014
Com’è nato l’amore tra Marta e Mauro, gli sposini Down
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Quello di sua figlia è stato il primo matrimonio celebrato in Italia tra due persone Down seguite dall'Aipd, Associazione Italiana Persone Down. Parla Luigi, il papà di Marta, 30 anni, convolata a nozze il 6 luglio con Mauro, 40, come lei Down, fino a settembre in viaggio di nozze nel sud Italia.

“Quando ci fu detto che Marta era una bambina Down, non immaginavo di certo che sarebbe arrivato questo momento; poi però siamo cresciuti insieme a lei e ci siamo sempre più convinti che avrebbe potuto fare nella sua vita tante cose, ma soprattutto essere una persona felice”, racconta Luigi che il giorno delle nozze, nella chiesa di San Bonaventura al Palatino a Roma, ha provato un'emozione fortissima. “All’altare, al momento di staccarmi da lei, ho improvvisamente pensato: 'Che cosa abbiamo combinato!'. In piccola parte si manifestava la comprensibile apprensione di un padre per il futuro del proprio figlio disabile. Il senso vero però era: 'Cosa siamo riusciti a fare insieme a Marta!'. In quell’attimo ho rivissuto tutte le sue piccole grandi conquiste. Una emozione dolcissima”.

I due sposini romani lavorano rispettivamente come receptionist per la Fondazione Adecco e come impiegato della Asl. Stanno insieme da 10 anni e, grazie alla Casa Famiglia Petunia, dal 2012 hanno potuto sperimentare anche la convivenza, insieme ad altre persone. La decisione di sposarsi è stata ponderata. “Erano anni che i ragazzi parlavano di matrimonio, ma quel giorno ho sentito che forse era veramente venuto il momento, anche perché la convivenza li aveva “provati” e maturati come coppia. Ho però anche avuto un po’ paura che non avessero compreso fino in fondo il significato di un passo del genere. Poi con il tempo è stato chiaro che la loro era una decisione profondamente ragionata”.

Non è filato sempre tutto liscio. “La maggiore difficoltà è stata aiutare i ragazzi a far evolvere la loro storia da un sogno alla realtà, perché all’inizio erano sentimentalmente immaturi”. Il lavoro ha dato una mano. “Non solo economicamente: rafforza l’autostima, la consapevolezza di essere 'adeguato e integrato'" spiega il padre della sposa, che non era solo a sostenerla. “L’Aipd è stata importantissima, prima nell’incoraggiarci e non farci sentire soli, poi nel dare a Marta un insostituibile punto di riferimento nel suo percorso verso l’autonomia. Altrettanto importanti i progetti del Prof. Albertini, che ci hanno visto coinvolti come intero nucleo familiare e ci hanno permesso di crescere insieme a nostra figlia. Importante pure il supporto psicologico che Marta riceve fin dall’adolescenza”.

Il più grande aiuto dato a Marta? Luigi non ha dubbi: “Forzarla ad uscire di casa per fare la sua prima esperienza di residenzialità. Non abbiamo però mai interrotto con lei il dialogo sulla necessità di affrontare con serietà e concretezza le cose della vita”. Come vede la famiglia di sua figlia in futuro? “Da un lato li osservo e vedo una qualsiasi famiglia con le dinamiche tipiche di una coppia e tanto desiderio di farcela. Dall’altro, come due persone che avranno comunque bisogno se non di assistenza continua, almeno di una costante supervisione. Oggi però Marta e Mauro non hanno una loro casa dove andare a vivere, da soli o con altri ragazzi: la Fondazione che gestisce Casa Petunia è stata costretta a rivedere il progetto. E non è facile trovare soluzioni alternative a prezzi sostenibili, in un mercato che tratta con diffidenza la richiesta di locazioni da parte di persone con disabilità. Ma non ci scoraggiamo: il matrimonio di mia figlia è un nuovo punto di partenza” assicura Luigi.

Che ai genitori come lui ha un consiglio da dare: “Partite sempre da quello che i vostri figli sanno fare e non drammatizzate per quello che non sanno fare. Siate spregiudicati, spingeteli sempre un passo più in là, dando loro supporto e fiducia: vi sorprenderanno”.

Pubblicato in Sindrome di Down.
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