1) Asili nido: fuori 3 bambini su 4

di Corrado Alfano - 25.08.2010
1) Asili nido: fuori 3 bambini su 4
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Nel Vertice di Barcellona del 2002 i leader dell’UE si impegnarono a garantire entro il 2010 l’accesso al nido ad almeno il 33% dei piccoli europei al di sotto di 3 anni. Il 2010 è arrivato ma la promessa di allora è stata onorata? Sembra proprio di no visto che la situazione di oggi sembra molto simile a quella assai poco edificante di ieri: pochi  posti disponibili, difficoltà d’accesso, tariffe elevate, infinite liste di attesa visto che ancora  solo il 26% del fabbisogno complessivo trova un’adeguata copertura. Per le famiglie, dunque, mandare i propri bimbi all’asilo nido continua ad essere un vero e proprio rompicapo. Secondo gli ultimi dati Eurostat, il livello di assistenza socio-educativa varia, però, da un paese all’altro. E di molto. Le percentuali più alte relative all’accesso ad una crèche si registrano in Danimarca (73%), Paesi Bassi (45%) e Svezia (44%). Un risultato che mostra anche in quest’ambito la superiorità del modello sociale nord europeo. Seguono, sopra la media europea, Belgio (40%), Spagna (39%), Regno Unito (33%), Portogallo (33%) e Francia (31%), mentre Italia (26%), Germania (18%) e Grecia (10%) si attestano al di sotto. Il record negativo tocca alla Polonia ed alla Repubblica Ceca con solo il 2%.

Questi dati contemplano le strutture “formali” d’accoglienza dei più piccoli e non tengono, però, in considerazione né le differenze tra centri pubblici e privati né gli aspetti legati alla qualità dei servizi. Un capitolo, quest’ultimo, che meriterebbe di essere approfondito dato che l’ammissione, già circoscritta, è decisa spesso con criteri di selezione del tutto discutibili.

Sono quindi ancora pochi i genitori europei che per decidere a chi affidare il proprio bambino durante le ore lavorative possano scegliere liberamente tra asili nido, tate o nonni. Visto che i primi sono pochi, troppo care le seconde ed i terzi una “terza via” spesso obbligata. Una situazione che crea, però, delle forti disparità sociali e territoriali. Dare una risposta a questo problema, inoltre, aiuta, sia pur solo in parte, a risolverne  un altro. Quello dell’inclusione delle donne nel mercato del lavoro. Anche se può sembrare una banale ovvietà, infatti, è difficile non vedere l’esistenza di  un rapporto di diretta proporzione tra la qualità ed i livello dei servizi di conciliazione tra lavoro e famiglia ed il tasso di occupazione femminile.

Pubblicato in Famiglia.
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