Cerimonia di inaugurazione non ufficiale di Sochi 2014

di Mattia Rosini - 07.02.2014
Cerimonia di inaugurazione non ufficiale di Sochi 2014
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La cerimonia ufficiale di inaugurazione a Sochi dei XXII Giochi Olimpici invernali non sarà certo così. Quella non ufficiale, invece, sì. Con due bambini in mezzo allo stadio e centinaia di persone sulle gradinate – gay, lesbiche, ma anche gente di tutte le età e di ogni etnia. Tutti insieme a cantare l’inno russo. Circondati da moltissime bandiere arcobaleno, simbolo della comunità LGBT internazionale.

Il video Live and let love è stato realizzato il 6 ottobre scorso allo Stadio Olimpico di Stoccolma. Ideatore del video: Sean Kelly, musicista e direttore di coro. Che ha portato allo stadio oltre 2mila persone, coristi ma anche gente comune, con lo scopo di esprimere supporto alla comunità LGBT russa. Nel mirino di leggi sempre più restrittive da parte del governo di Vladimir Putin.

“Tutto nasce nell’estate 2013, quando giornali e tv hanno cominciato a dare sempre più spesso notizie sulle discriminazione e le violenze subite da gay e lesbiche in Russia”, spiega Sean Kelly. “Essendo un cantante, ho pensato di protestare usando proprio l’inno nazionale russo. Facendone una canzone di cui siano orgogliosi persone di ogni colore e di qualsiasi orientamento sessuale. Insomma, cantiamo per chi non può farlo”.

Ma non è soltanto l’opinione pubblica internazionale a fare pressione su Putin. Un messaggio chiarissimo per il rispetto dei diritti civili è arrivato anche dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon. Che, proprio da Sochi, ha invitato ad “alzare la voce” contro gli attacchi a lesbiche, gay, bisessuali, transgender e androgini. E a protestare contro gli arresti e le discriminazioni che li riguardano.

Il presidente russo ha dimostrato più volte la capacità di incassare questo tipo di attacchi. Sui diritti civili, tuttavia, non sono arrivate soltanto parole, ma anche fatti. La Norvegia ha già annunciato che il suo Ministro della Salute, dichiaratamente gay, guiderà la delegazione del paese ai giochi Paralimpici, che inizieranno a marzo. È la cerimonia ufficiale di oggi, però, a registrare le defezioni più importanti. Non ci saranno, infatti, David Cameron, Angela Merkel e François Hollande. E neanche Barack Obama. È il primo grande evento ospitato dalla Russia dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Sono le più costose olimpiadi della storia (oltre 50 miliardi di dollari), tanto che i russi hanno coniato una nuova unità di misura per calcolarne il costo: un olimpiardo di rubli. E partiranno senza i leader di quattro fra le nazioni più importanti del mondo.

Altri capi di stato europei hanno scelto di esserci, invece. Fra questi Enrico Letta. Critiche sono arrivate dall’Arcigay, che ha chiesto di mettere una spilletta arcobaleno, per dare un segnale di solidarietà alla comunità LGBT russa. È partita anche una petizione online, con la richiesta di indossare “un vistoso, elegante e ben visibile fazzoletto rosa durante la cerimonia”. Il Presidente del Consiglio la accoglierà? Sicuramente, fra i tanti interessi in ballo c’è anche la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024. Che il premier vuole far decollare proprio da Sochi.

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