Welfare, non guerre di religione

La polemica esplosa sui privilegi fiscali di cui godono in Italia il Vaticano (in quanto Stato estero) e la Chiesa Cattolica (rappresentata dai diversi Enti religiosi) dimostra, una volta di più, la facilità con cui si cerca di manipolare un’opinione pubblica disinformata e già frustrata da  una crisi economica di cui non si vede la fine.

A dimostrazione della sua futilità, questo dibattito ha origine dal gruppo facebook “Vaticano pagaci tu la manovra finanziaria” con 139.944 fan che giudicano la Chiesa (nelle due accezioni sopra indicate) come il primo evasore fiscale “autorizzato” in Italia. È bene notare che su Fb. esistono invece altri 4 gruppi  di condanna dei “veri” evasori fiscali,  i quali tutti insieme raccolgono meno di un centinaio di preferenze. Come giustificare una tale incongruenza se non con un irriducibile anticlericalismo di tipo radicale? Potrebbe essere utile ricordare che già nel 1890, lo Stato Pontificio pagò un pesante tributo al neo-nato Stato Italiano, attraverso la famosa Legge Crispi  (n. 6972) con la quale si provvedeva all’esproprio di numerose proprietà della Chiesa, utilizzate in gran parte per offrire servizi ai poveri. Tali proprietà finirono alle Congregazioni di Carità laiche istituite nei Comuni e di cui, sempre per legge, non poterono far parte i membri del clero. A cosa, in realtà, sono stati destinati quegli immobili? Va ricordato, invece, che la Chiesa, oggi come ieri, destina molte delle sue proprietà ad attività di beneficienza,  può vantare solo quelle agevolazioni fiscali comuni a tutti gli altri Enti pubblici e privati, che operano in tal senso. La verità è che in Italia il Welfare per i più vulnerabili è organizzato principalmente dai privati (più che dallo Stato), con il contributo fondamentale della Chiesa italiana che fornisce beni e servizi in favore dei poveri (con le mense e i dormitori per loro creati), degli strani bisognosi (le scuole di italiano e i centri d’ascolto), dei malati e degli anziani (servizi di trasporto per gli ospedali e l’assistenza domiciliare). Un esempio su tutti è la Caritas, nata nel 1971 per volontà di Paolo VI, con una presenza capillare su tutto il territorio nazionale (220 sedi) e che trova ospitalità nelle varie parrocchie. La Chiesa, nella sua opera di carità, ha spesso anche manifestato lungimiranza: basti pensare al coinvolgimento dei volontari nelle attività di assistenza ai bisognosi (prima che il fenomeno del volontariato diventasse “di moda”) o all’opera svolta dai Gesuiti, già nel 1980 in tempi non sospetti, crearono un servizio di accoglienza ad hoc per i richiedenti asilo.

Probabilmente molti vorrebbero che la Chiesa godesse di un unico privilegio: il c.d. “privilegio della povertà”, che S. Chiara si fece accordare per iscritto da Papa Gregorio IX, per il suo ordine. Ma, pur non essendo così, essa sa anche restituire alla comunità, in forme e modalità diverse, ciò che possiede e di cui beneficia, sforzandosi di essere motore di iniziative di solidarietà.