La tutela dei minori non vale una messa

Pensate alle fiabe dei fratelli Grimm quanto sono grim (in inglese “sinistro”)e vedrete che anche i giochi violenti non sono peggiori di quelle fiabe che ci venivano narrate prima che inventassero i computer e i videogiochi”. Con queste parole Antonin Scalia, uno dei più falchi della Corte Suprema Americana, ha commentato la sentenza che annulla una norma, approvata dal Governo Californiano, che vietava la vendita di videogiochi a contenuto violento ai minori di 18 anni.  In quanto contraria al primo emendamento della Costituzione, che sancisce la libertà di espressione.

La California aveva varata la legge nel 2005 in base a un presupposto molto semplice. Visto che i giovani tra gli 8 e i 18 anni passano in media sette ore al giorno in questi universi alternativi , ma sempre più realistici, il rischio è che confondano il gioco con la realtà, assumendo gli stessi comportamenti  dei personaggi immaginari.

Sebbene venga riconosciuto dai 9 membri della Corte un disorientamento e una confusione tra realtà e fantasia in seguito all’uso prolungato dei videogames, non è ritenuta dimostrabile l’associazione diretta tra l’esposizione a scene violente e i comportamenti aggressivi.

Tuttavia già nel 1975 uno studio condotto da McCartthy et al. ha riscontrato una relazione positiva tra la visione di programmi televisivi a carattere violento e la tendenza ad agire in modo aggressivo. Questo fenomeno si verifica  con maggiore probabilità se il messaggio violento è presentato come efficace, se chi agisce è raffigurato con caratteristiche simili allo spettatore e se quest’ultimo osserva la rappresentazione della violenza in uno stato di eccitazione emozionale.

Questo  studio appare ancora più significativo se si considera che le immagini televisive sono recepite in una condizione che possiamo definire di passività, mentre nei videogiochi sono i personaggi stessi, guidati dal giocatore, ad agire attivamente la violenza.

Sembra, quindi , che negli Stati Uniti la tutela della libertà di espressione sia più importante della tutela dei minori. Non si capisce, allora, come mai alcuni CD musicali vengano marchiati con lo sticky  “Parental Advisory- Explicit lyrics” quando  i testi  delle canzoni contengono “un linguaggio blasfemo e/o riferimenti sessuali”.

L’ industria dei videogiochi nel mondo, secondo le statistiche curate dalle associazioni di settore, incassa almeno 18 miliardi di dollari l’anno. Non stupisce, quindi, che a contestare la legge californiana siano stati editori , distributori e venditori di videogiochi, inclusi gruppi come Sony, Disney, Electronic Arts e Microsoft, difficilmente identificabili come “giganti buoni”.