Una suffragetta alla Casa Bianca

“Se Gerard Ford non riesce a controllare sua moglie come può guidare il paese?”. Non avevano tutti i torti i compagni di partito del 38° Presidente degli Stati Uniti. Almeno sul primo punto. Elizabeth Ann Bloomer, meglio nota come Betty Ford, si è spenta lo scorso venerdì all’età di 93 anni. È passata alla storia per il suo celebre discorso del 1978, quando rese noto al grande pubblico la sua dipendenza dai farmaci e dall’alcol. Una vita controcorrente. Ricca di battaglie, non solo contro le dipendenze e il proibizionismo, ma anche per i diritti delle donne e per la ricerca scientifica.

La sua avventura inizia nell’agosto del 1974, quando  il marito, in quanto vicepresidente, sostituì Nixon, dimissionario dopo lo scandalo Watergate. Solo un mese dopo il loro insediamento al 1600 di Pennsylvania Avenue, Betty scoprì di avere un cancro al seno e lo ammise pubblicamente, condividendo la sua esperienza con il popolo americano. Per questo fu di esempio per molte donne.

Casalinga, madre di 4 figli, nelle sue dichiarazioni da first lady mostrò idee liberali e femministe:  favorevole all’aborto, disse che se fosse stata più giovane avrebbe provato la marijuana e che non si sarebbe meravigliata se sua figlia Susan avesse avuto rapporti prematrimoniali. Ma, soprattutto, si batté affinché venisse riconosciuta costituzionalmente l’eguaglianza dei diritti tra uomo e donna.

Quando nel ’77 Gerald Ford perse le elezioni contro Jimmy Carter, fu lei a leggere la dichiarazione ufficiale per riconoscere la sconfitta. Un modo, forse, di punirla per le sue dichiarazioni poco in linea con le idee repubblicane. Per fortuna, c’era anche chi esibiva la spilletta con la scritta: “Votate il marito di Betty Ford”.

Nel 1978, in un’altra prova di grande forza, rese pubblica la sua dipendenza da farmaci e da alcol, iniziata nel 1964, per poi entrare in una comunità di recupero. Anni dopo dirà: “Ho vissuto un periodo che penso capiti a molte donne. I loro mariti hanno lavori affascinanti, i figli stanno diventando indipendenti, adulti. E le mogli, le madri cominciano a sentirsi inutili, svuotate”.

Dopo questa sua ennesima battaglia, grazie all’aiuto finanziario e politico del senatore Firestone, fondò il “Betty Ford Center” un centro di riabilitazione per alcolisti e dipendenti che seguiva un approccio intergrato, medico e psicologico. Un metodo innovativo e decisamente efficace, che in Europa ha ancora difficoltà ad affermarsi.

Betty Ford è stata, per il New York Times, “una first lady che lottò con se stessa e per questo fu fonte di ispirazione”. Gli Americani la ricordano come la prima first lady “fighting”, combattente.

Lei amava definirsi  «una donna normale che è stata presa in ostaggio in un’ epoca eccezionale»