Associazionismo spagnolo in subbuglio. 829 morti non si dimenticano in un batter d’occhio. Nemmeno dopo 43 anni di storia. Cosi’ la pensano tutte le organizzazioni dei familiari delle vittime dell’ETA. Che, dopo mezzo secolo di attacchi terroristici in nome dell’indipendenza del popolo basco, ha dichiarato lo scorso 20 di ottobre di aver cessato la propia attivita’ sovversiva. L’annuncio non è stato accolto con molto entusiasmo da parte delle associazioni delle vittime che temono un’amnistia generale. Tant’é che domani manifesteranno in piazza per chiedere ai politici di continuare a lottare per la giustizia e di non scendere a compromessi con il gruppo terrorista, in vista delle elezioni generali del prossimo 20 di novembre.
Queste associazioni sono molto diverse tra loro per ideologia e punti di vista, ma hanno un elemento in comune: il rifiuto della vendetta e la lotta attraverso le istituzioni. L’ETA sostiene di aver rinunciato alla violenza con “un compromesso chiaro, solido e definitivo”, ma per la maggior parte dei familiari delle vittime non basta. Per alcuni si tratta di un annuncio poco credibile, perché non è stato accompagnato da una consegna delle armi, né i terroristi si sono costituiti davanti alla giustizia. Altri sottolineano che gli assassini non hanno mai chiesto scusa per i delitti perpetrati. C’è chi aspetta che si risolvano altre spinose questioni, come il futuro dei terroristi che si trovano attualmente in carcere o in esilio. Altri, al contrario, sono fiduciosi e parlano di “generositá” che le future amministrazioni devono mostrare verso l’organizzazione, anche se “non a qualsiasi prezzo”.
Questa sera un autobus organizzato dall’associazione Voci contro il Terrorismo percorrerá le zone simbolo di Madrid dove sono stati portati a termine i piú feroci attentati dell’organizzazione basca. Il percorso, che prenderá il via a mezzanotte di oggi, prevede sette tappe. La prima ricorderá l’esplosione di un artefatto nella caffetteria Rolando, nella quale persero la vita dodici civili nel 1974. A continuazione, l’autobus avanzará fino alla piazza della Cruz Verde, dove una bomba causó la morte di cinque persone nel 1992. I seguenti stop ricorderanno la funzionaria María Jesús González e sua figlia, assassinate nel 1991, e le vittime civili dello scoppio di un artefatto destinato a colpire un veicolo delle forze armate. Le altre fermate saranno un omaggio ai morti degli attentati del 1986 e del 1993.
La riconcialiazione tra vittime e carnefici sembra ancora lontana dalla realtá. L’annuncio di ETA non era esattamente quello che le associazioni speravano. Nonostante tutto i familiari delle vittime lasciano la porta aperta al dialogo e non smettono di sperare in un finale piú dignitoso.





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