Figli di un altro genitore

Mabel Escuer in realtá non é Mabel Escuer. Ha 59 anni, è spagnola e solo due anni fa ha scoperto di essere stata adottata. Presentó il suo caso davanti ai giudici lo scorso 12 di luglio e il 29 dello stesso mese era giá stato archiviato. Il nome di Escuer compare tra le quasi 90.000 firme raccolte da tre associazioni di vittime di una vera e propria tratta pluridecennale di neonati iberici destinatiall’adozione. Le loro richieste sono semplici: impedire che si chiudano le indagini in corso, riaprire i casi chiusi e ottenerel’appoggio del Governo. A un anno di distanza dalla prima denuncia collettiva, prevale rabbia e frustrazione: 1.500 casi segnalati, nessun imputato. Sono tante le storie come quella di Antonio Barroso, presidente dell’associazione di vittime Anadir, che nonostante sia in possesso del test del DNA che dimostra che non é il figlio dei suoi attuali genitori non saprà mai qual è la verità: il suo caso è già stato archiviato.
“Se sei figliounico. Se i tuoi genitori sono molto piúanziani di te. Se non hai mai visto una foto di tua madre incinta… anche tu potresti esserestato rubato”, gridano centinaia di persone accorse da ogni regione per reclamare giustizia alla Procura Generale delloStato. Altri hanno un cartello appeso al collo: “Cerco il mio gemello. Se mi assomigli, chiamami!”. I manifestanti hanno le idee chiare: se il potere giudiziario non li aiuterá, si rivolgeranno a quello legislativo e all’esecutivo per richiedere la creazione di una commissioned’inchiesta come quella istituita in Argentina per i minori sottratti a i legittimi genitori. Castigare tutti i colpevoli risulta ormai impossibile.I sequestri iniziarono neglianni ’40 e molti responsabili (membri di congregazioni religiose, personale medico…) sono ormai morti. “Non é per questo che lottiamo. Il nostro scopo principale é trovare i nostri figli o genitori”, afferma Luis Vega, presidente di SOS Bebé Rubati di Madrid e padre di un bambino che si sospetta sia stato rubato nel 1977. “Chiediamol’istituzione di una banca dati che raccolga informazioni sul nostro DNA”, aggiunge Vega.Il precedente Governo, presieduto da Zapatero, creó un servizio gratuito a questo scopo, ma le vittime non hanno avuto la possibilitá di accedervi. La normativa infatti prevedeva che le vittime si sottoponessero al test solo quando era il giudice a chiederlo espressamente. Cosa che accadeva in rarissime occasioni.