Sull’immigrazione Trump trattato come Minniti

di Guido Bolaffi - 09.08.2017
Sull’immigrazione Trump trattato come Minniti
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Fino a ieri eravamo convinti che sull’immigrazione la faziosità politico ideologica fosse una esclusiva, cattiva abitudine della quotidiana, estenuante rissa in servizio permanente ed effettivo tra i nostri partiti. Un errore. Come dimostra, ad esempio, l’inusuale, categorica durezza con cui i nemici di Trump hanno letto, giudicato e stroncato, senza appello, le sue recenti proposte di riforma dell’immigrazione. Che per quanto perfettibili ed emendabili si pongono l’obiettivo, come abbiamo cercato di spiegare dettagliatamente in un nostro precedente articolo, di mettere mano ad un complesso ed assai delicato nodo di questioni. Che da almeno vent’anni tutte le amministrazioni alternatesi alla guida del Paese a stelle e strisce hanno tentato, senza successo, di sbrogliare. Una verità che si è preferito fare finta di non ricordare.

Prova ne è il fatto che un quotidiano autorevole e prudente come il New York Times, da mesi in prima linea nella guerra anti Trump, si è spinto al punto da definire quella della Casa Bianca una “senseless immigration proposal”, una proposta senza né capo né coda. In base alla convinzione che, differentemente da quanto sostenuto dal Presidente, non è vero che la riduzione del numero dei lavoratori stranieri di bassa qualifica rappresenta un beneficio per quelli americani sotto occupati o disoccupati. Un’opinione in sé legittima ma in aperta contraddizione con quanto sostenuto tempo addietro sulle sue stesse colonne da un’economista del calibro di Paul Krugman: “immigration reduces the wages of domestic workers who compete with immigrants…we’ll need to reduce the inflow of low-skill immigrants”.

Non c’è niente da fare: quando la faziosità del pregiudizio ha la meglio sul buon senso si finisce per farsi male con le proprie mani. Al punto che  anche un centro di ricerca serio e super attendibile come il Migration Policy Institute di Washington,  dovendo prendere posizione sull’argomento in questione, senza però mettere in difficoltà la sua lealtà democratica, non sapendo che pesci prendere ha preferito arrampicarsi sugli specchi sostenendo che: “as whole the implications of the immigration proposal may be both bigger and smaller than promised by its sponsors”. Se non aria fritta poco ci manca.

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