Il tema della violenza coniugale è tornato nuovamente sulle prime pagine dei giornali italiani e francesi. Con la pubblica opinione che torna sempre più insistentemente ad interrogarsi sulle ragioni della evidente scarsa capacità di prevenzione dei dispositivi di sicurezza finora messi in campo. Contro un fenomeno che con il trascorrere del tempo sembra crescere in aggressività ed ampiezza. Si calcola, infatti, che in Europa ne sia vittima almeno 1 donna su 5. Partiamo dai fatti.  Ieri l’altro in Italia  un 42enne di Cremona, più volte denunciato per stalking e molestie sessuali, ha ucciso, prima di suicidarsi, due donne alle quali era stato in passato legato sentimentalmente. Più o meno nelle stesse ore il parlamento transalpino votava all’unanimità un provvedimento di legge finalizzato ad un ulteriore rafforzamento delle misure di protezione delle vittime di violenze domestiche.   L’intenzione del legislatore sembrerebbe quella di riuscire a colmare le lacune normative per le quali anzichè diminuire è aumentato il numero degli abusi domestici.  Visto che  il 20% degli omicidi consumati Oltralpe nel 2008 sono da ricollegare ad episodi di violenze nelle mura familiari. Tre le principali novità della legge appena varata in Francia: la creazione del reato di violenza psicologica coniugale, punibile sino a cinque anni di detenzione; l’istituzione di una “ordinanza di protezione” per le vittime che il magistrato può emettere in caso di denuncia, senza attendere il contenzioso giudiziario; l’introduzione in via sperimentale di forme di sorveglianza elettronica con l’applicazione ai coniugi violenti di uno speciale  braccialetto  di controllo a distanza. . Una misura adottata per la prima volta in Europa nel 2008 dalla Spagna con ottimi risultati. Infatti in base alle statistiche più recenti pubblicate dal governo di Madrid grazie a questa innovazione si è ottenuta una riduzione del 14% dei casi di morte legati alle violenze tra coniugi .  Oltre alla Spagna e  per altre tipologie di reati, il braccialetto elettronico, sistematicamente ed invariabilmente “demonizzato” in Italia,   è normalmente utilizzato in  Belgio, Svezia, Regno Unito. Osservava dieci anni or sono il sociologo Zygmut Bauman che gli sviluppi della tecnologia permettono ormai agli stati contemporanei di affiancare ai tradizionali sistemi di controllo “panottici” (basati cioè sulla sorveglianza diretta, come nelle prigioni) nuovi dispositivi “immateriali”. Una lezione che nell’Italia delle carceri sovrappopolate e dell’indulto a getto continuo dovrebbe far riflettere.