Sui profughi l’Europa alla verità preferisce tre storie

di Guido Bolaffi - 29.02.2016
Sui profughi l’Europa alla verità preferisce tre storie
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Sull’immigrazione l’Europa rischia la fine. Perché? Molti rispondono additando l’alto numero dei profughi in arrivo. Dimenticando, però, che entro il 2017, anche in base alle più pessimistiche proiezioni statistiche, essi non supererebbero lo 0,7/0,8% del totale della popolazione del Vecchio Continente.

Altri, invece, accusando l’egoismo e la chiusura dei nuovi partner dell’Est ex comunista con in testa l’Ungheria dell’ultra nazionalista  Orban. Una verità seria ma anche questa parziale. Visto che a chiudere i confini non ci hanno pensato su due volte, e prima di altri, paesi con ben altra storia come la Svezia e la Danimarca. E che l’Austria è addirittura arrivata, la scorsa settimana, a convocare un “suo” vertice sulla gestione degli ingressi alle frontiere invitando, tra gli altri, ben 5 paesi che non fanno parte né dell’Unione né dello spazio Schengen. Un atto politico senza precedenti. Che taluni hanno paragonato ad un condominio che per risolvere le questioni interne invita alla sua assemblea quelli del portone accanto.

Infine la mancanza di leadership. Problema serissimo ma che non spiega tutto. Visto che mentre dalla prima strage di immigrati a largo di Lampedusa  nell’ottobre 2013 ad oggi si è promesso molto e fatto nulla, all’ultimo Vertice europeo è bastata una notte per trovare un’intesa sulle modifiche ad importanti norme comunitarie chieste da Cameron per non uscire dall’Unione.

Allora, se non è qui il perché dov’è? Nell’impalcatura originaria e fondativa  dell’Europa. Che oltre ad escludere l’immigrazione dal proprio futuro e puntare al controllo comune dei confini interni, ma non di quelli esterni, ha imposto ai singoli governi di cedere sovranità (economica) ma non legittimità (politica). Che, com’è noto, si ferma alla frontiera e dipende dal voto dei propri cittadini. Più chiaro di così.

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