Il delirio ideologizzato

C’è un aspetto dei tragici eventi di Oslo sul quale vale la pena richiamare l’attenzione. Quasi per un eccesso di snobbismo culturale gli elementi più semplici sono stati a dir poco sottovalutati. Anders Behring Breivik, il 32 enne accusato dell’efferata carneficina, è un malato di mente di estrema destra. E non il contrario. Una persona affetta da una vera e propria “patologia del pensiero che lo conduce a un delirio di onnipotenza e di grandezza: è lui il salvatore del pianeta”. Ciò che più conta, dunque, non è il rapporto tra ideologia e azione, bensì il viceversa.  Nella mente del giovane biondone l’unico obiettivo è quello di giustificare la missione finale: “il mondo va male e io lo salvo”. Che sia il cattolicesimo o il marxismo o il nazismo, poco importa. Sta tutto qui il perché della morte di oltre 76 persone in quello che è sempre stato considerato il paradiso del Nord Europa. Come ha ben spiegato a chiare lettere, in una recente intervista,  il noto psichiatra Vittorino Andreoli.Una teoria che trova piena conferma nel comportamento assunto dalla stesso Mr. Breivik. Che, a differenza di suoi noti predecessori – come ad esempio i due autori del massacro della Columbine high school negli USA – ha concluso la sua “missione” non con il suicidio, ma facendosi ammanettare dalle forze dell’ordine. Come se l’arresto e soprattutto la ribalta mediatica rappresentassero il suggello del suo ruolo di Salvatore della nazione.

A dispetto dei tanti Solone, dunque, non si tratta né di un nuovo 11 settembre europeo né dell’ennesima prova del fallimento del multiculturalismo. Il terrorismo internazionale e il fenomeno migratorio sono esclusivamente pure e semplici scuse. Piaccia o no ci troviamo di fronte a un caso di mera follia. L’omicida norvegese è assimilabile ai tanti fanatici e squilibrati che hanno riempito le pagine di cronaca nera negli Stati Uniti.  Vale per ciò la pena indagare in tutt’altra direzione. Avete notato, ad esempio, la durezza e il cinismo del padre dello stragista?  Un ex-diplomatico norvegese, che non vedeva il figlio da anni, si è limitato ad affermare: “doveva suicidarsi, dovrò vivere con questa vergogna per il resto della mia vita. La gente mi collegherà sempre a lui”. Ecco perché siamo certi che la Norvegia continua a essere quello che è sempre stato: un piccolo paese con una grande e pacifica democrazia.