Ricchi e poveri

Sempre meno ricchi e sempre piú poveri. Come conseguenza della crisi finanziaria internazionale in Spagna non solo le entrate delle famiglie sono diminuite, ma la loro distribuizione é sempre meno omogenea. Tant’è che nel 2010, la differenza salariale tra le diverse classi sociali ha raggiunto i massimi storici. Uno dei tassi di disoccupazione più alti d’Europa, la riduzione degli stipendi e dei sussidi statali sono i principali responsabili di questo tragico record.

L’abisso che si é creato tra chi ha troppo e chi troppo poco é il piú elevato registrato dal 1995, anno in cui l’Eurostat ha iniziato a raccogliere dati sulle differenze salariali nell’Unione Europea. Già nel 2009, l’ultimo anno in cui tutti i paesi membri hanno fornito all’istituto statistico dati relativi alla propria situazione economica, la Spagna si situó tra le prime quattro nazioni in cui tale squilibrio era piú pronunciato. Solo Lettonia, Lituania e Romania superavano la Spagna in questa classifica.

Da notare che lo studio dell’Eurostat si basa su una scala di misura in cui lo zero corrisponde a una situazione ideale (uguaglianza perfetta) e il 100 alla disparitá assoluta. Secondo questi parametri, il coefficiente di disuguaglianza spagnola tocca quota 33,9%, una situazione non molto differente da quella raggiunta dall’Italia nel 2009 (31,5%). In controtendenza rispetto al resto d’Europa dove questo speciale indice é rimasto piuttosto stabile negli ultimi anni o addirittura é diminuito (come é successo per la Bulgaria).

Come se non bastasse i dati forniti dall’ultima inchiesta sulla popolazione attiva, pubblicata dall’Istituto Nazionale di Statistica la scorsa settimana con riferimento al terzo trimestre del 2011, rivelano che i disoccupati sono quasi cinque milioni (il 21,52%), circa 400.000 persone in piú rispetto allo scorso anno. La scarsezza di lavoro colpisce particolarmente le donne e si calcola che un milione e mezzo di famiglie non dispone di alcun tipo di entrate. Cresce anche il numero degli spagnoli costretti a ricorrere alle istituzioni benefiche. Coloro che per la prima volta si sono visti obbligati a rivolgersi alla Caritas sono stati il 30% degli assistiti dall’organizzazione cattolica nel 2010.