Italia in caduta libera

“Un paese che scivola in basso, incapace di affrontare la crisi economica e di guardare al futuro”. Cosi’ viene descritta l’Italia nel rapporto 2010 del Social Watch. La rete di organizzazioni della società civile che ogni anno attua un monitoraggio degli impegni assunti a livello internazionale per la lotta alla povertà e l’equità di genere, delineando il quadro dello sviluppo sociale nei 60 paesi in cui opera. Nell’ultima edizione, emerge, dunque, l’immagine di una nazione “in caduta libera”, con un livello di poverta’ in crescita, una forte disoccupazione giovanile e femminile, un debito pubblico fuori controllo e un incremento dei tagli ai servizi essenziali.

Secondo Social Watch, ben il 4,7% delle famiglie italiane (oltre 3 milioni di persone) vive in stato di indigenza, una percentuale che nel Meridione tocca il 7,7%. Il potere d’acquisto degli italiani e’ diminuito del 2,5%, come conseguenza della crisi economica che ha ridotto il reddito disponibile. Lo stesso vale per gli immigrati, la cui condizione e’ aggravata dal fatto che gli investimenti pubblici  hanno mirato principalmente a contrastare l’immigrazione illegale piuttosto che a favorire una maggiore integrazione dei nuovi arrivati.

Si riscontra inoltre un taglio di circa 300 mila posti di lavoro per i più giovani. Cifra che corrisponde al 79% del calo complessivo dell’occupazione. In particolare, si segnala un aumento dei cosiddetti Neet (Not in education, employment or training), quei giovani che non lavorano e non frequentano nessun corso di formazione. In Italia rappresentano ben il 21,2% dei ragazzi tra 15 e 29 anni. E’ il risultato peggiore in Europa.

Altrettanto allarmanti i dati in merito alla condizione della donna, uno degli indicatori piu’ significativi nella valutazione dello stato di salute di una societa’. Nel 2009, il tasso di occupazione femminile ha registrato, per la prima volta dal 1996, segno negativo, scendendo al 46,4%.

Ma il futuro puo’ ancora cambiare. Secondo Social Watch, per uscire dalla crisi, e’ necessario: aumentare le entrate nelle casse dello stato facendo leva su una maggiore equità fiscale; estendere gli ammortizzatori sociali ai lavoratori precari; garantire una maggiore eguaglianza tra uomo e donna con il cosiddetto bilancio di genere; puntare sulla green economy e sulle filiere locali. Solo cosi’ e’ possible rilanciare la crescita non soltanto del PIL, ma anche dei diritti sociali e del benessere.