Perché il web è sempre più social

Il consumo di media digitali cresce a due cifre. “I social network stanno scalzando i media mainstream. Una parte sempre più cospicua delle nostre attività economiche e sociali si sta trasferendo online”. Con queste parole Neelie Kroes, Commissario per l’Agenda digitale e Vicepresidente della Commissione europea, recentemente ha sottolineato la rilevanza del nuovo paradigma tecnologico. Dal macro al micro, l’interazione di soggetti reali e quella di oggetti fisici nella rete potrebbero determinare una vera e propria rivoluzione sociale. Già ora, se si pensa a reti come Youtube, Facebook, Twitter e Linkedin, quattro modi diversi ma integrabili di abitare la rete, si comprende facilmente come con l’Internet delle persone si è de facto entrati nel cosiddetto web sociale.

Osservando le tante sperimentazioni applicate su piccola scala è evidente che lo strato digitale non ha distrutto la densità urbana ma al contrario si sta ricombinando con essa, potenziandola. Le reti sociali hanno qualcosa delle reti  di relazione dell’oralità ma mancano della compresenza. Appare chiaro che attraverso esse si costruiscono contatti, relazioni, collettività, che, sebbene povere di “elementi” descrittivi propri dell’interazione vis a vis, richiedono tempi maggiori, si collocano nell’area dei legami deboli, hanno qualcosa dell’idea di comunità. Certamente per le giovani generazioni orfane di quel senso di comunità narrato dai propri avi, che non hanno avuto cura del dialogo intergenerazionale nello spazio pubblico, è un dato di fatto.

I nativi digitali in particolare diventano i migliori interpreti di questo mondo nel quale sono completamente immersi. Così, anche per queste evidenze, dal loro punto di vista, tra scarsa capacità di riconoscere la realtà narrata dal mondo adulto e scarsa riverenza dell’autorità, i ragazzi si stancano prima dei contesti statici e chiedono di essere valutati per le loro capacità. Quello degli under 25 è poi il segmento sociale che più di altri pratica forme di partecipazione politica indiretta, siano esse tradizionali (anche se non attraverso le organizzazioni tradizionali di partecipazione politica) o legate alle nuove tecnologie della comunicazione. Allo stesso modo, la loro partecipazione a blog, community, social network in cui si parla di politica risulta pari al 37%, quindi ben superiore al 14% del resto della popolazione. Approfondendo il tema dei lettori di quotidiani on line e off line in Italia, emerge che il 12% legge solo on line, il 35% solo quelli cartacei, il 29% si informa su entrambi, un cittadino su quattro non legge quotidiani.

Sono i giovani, compresi i giovanissimi, che si distinguono per leggere on line, ritenendo che la rete sia il luogo dove l’informazione è libera, gratuita  ed indipendente. In generale, informarsi in rete si lega alla mobilitazione sia on sia off line. Chi si informa in rete ha partecipato di più a campagne via Internet ma anche a concrete manifestazioni di protesta sul territorio. Se ne ricava comunque una immagine di sostanziale convergenza tra media e nuove tecnologie. Un modello compatibile con la Teoria degli scarti di conoscenza, secondo la quale le nuove tecnologie si diffonderebbero seguendo meccanismi tali da perpetuare le diseguaglianze di ordine culturale tra gli individui. La contemporaneità lascia sul campo giovani che  rifiutano forme di partecipazione puramente simboliche, abitano la rete,  hanno un altro modo di fare politica, fatti sociali che potrebbero determinare un reale cambiamento di modello di società: next web? Ecosistemi digitali fertili.