Louise Hannon. È questo il nome della prima transgender irlandese a vincere una causa per essere stata licenziata in ragione della sua nuova identità sessuale. Secondo la ricostruzione del tribunale di Dublino, infatti, nel momento in cui la ricorrente ha dichiarato ai suoi datori di lavoro l’avvenuto cambio di sesso (da uomo a donna) e la conseguente modifica del nome ha subito veri e propri atti di mobbing. In particolare la signora Hannon è stata obbligata a lavorare da casa, a mantenere contatti esclusivamente telefonici con i clienti, a parlare con una voce maschile e a presentarsi con la sua precedente identità, per poi essere licenziata. Tuttavia, secondo i giudici irlandesi, le disposizioni decise dalla società e la definitiva cessazione del rapporto professionale, costituiscono una discriminazione fondata sul genere da ritenere contraria al diritto nazionale (“Employment Equality Act”). Nella sentenza si fa inoltre riferimento ad un caso simile già sottoposto alla Corte di giustizia europea (causa C-13/94) e risolto nel lontano 1996 come segue: “In considerazione dello scopo della direttiva 76/207, [...] licenziare una persona per il motivo che intende subire o abbia subito un cambiamento di sesso significa usarle un trattamento sfavorevole rispetto alle persone del sesso al quale era considerata appartenere prima di tale operazione”.





All'interno: