Inchiesta
Servizio civile vs servizio militare
In tempo di crisi e sacrifici anche una nobile istituzione come il Servizio Civile vede tagliarsi consistentemente i fondi. Ciò ha comportato negli anni una drastica riduzione sia dei progetti approvati, sia del numero dei volontari coinvolti in questa esperienza, figlia dell’obiezione di coscienza e sviluppata come alternativa al servizio di leva obbligatoria (in nome di una “difesa non armata e nonviolenta della Patria”).
A fotografare la situazione è il XIII Rapporto CNESC, secondo cui nel 2009 solo il 27,6% dei progetti proposti dagli Enti è stato approvato (nel 2005 il 94,6%) nonostante il numero complessivo di progetti presentati sia cresciuto. Tale riduzione appare quanto meno anomala se contrapposta al progressivo aumento delle spese militari registrato in Italia: nel 2009 esse sono cresciute del 6% rispetto al 2008, portando il nostro Paese al decimo posto nel mondo per le spese militari (dati dell’Istituto di ricerca internazionale sulla pace di Stoccolma).
L’Italia è inoltre tra i Paesi che spende maggiormente per il personale militare. A ciò si aggiunga che nel 2010 il Ministero della Difesa ha lanciato la mini-naja: un programma che appare la copia gemella e contraria del Servizio Civile. Esso infatti, sebbene di durata molto inferiore (2/3 settimane), si propone come quest’ultimo di fornire le conoscenze di base riguardanti il dovere costituzionale di difesa della Patria, anche se attraverso mezzi diversi rispetto al modello della non violenza.
Dal dovere costituzionale si sono dunque delineati due modelli alternativi (o antitetici?) di formazione dei giovani, nutriti da valori diversi e per cui la politica dovrebbe saper indicare una sintesi: valutando le giuste esigenze di difesa del nostro Paese (al netto delle pressioni della lobby militare), e guardando alle necessità di costruzione di un società civile matura attenta ai valori della pace e alla tutela dei diritti, partendo dai giovani. Sarebbe opportuno garantire sufficienti risorse per entrambi i percorsi formativi, permettendo ai giovani di scegliere quello che ritengono più giusto.
Ciò non sembra oggi possibile e, con una scelta anacronistica, ad essere penalizzato è stato solo il Servizio Civile Nazionale che ha visto drasticamente ridotti i suoi fondi e rimandato il suo progetto complessivo di riforma, che potrebbe renderlo anche più efficiente. Purtroppo questa è solo l’ennesima questione che richiama l’attenzione sulle necessarie risorse educative che dovrebbe privilegiare il nostro Paese per investire sui giovani. Questione impossibile da affrontare in assenza di una visione politica complessiva sul futuro del nostro Paese.





All'interno: