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Homofobia
Senza pietà

In Polonia l’intolleranza verso la diversità sessuale ha raggiunto livelli allarmanti. Infatti, più e peggio che nel resto d’Europa dove i gay sono costretti a subire violenze psicologiche ed emarginazioni, a Varsavia quello che domina è l’odio.  Fatto di aggressioni fisiche che, in 1 caso su 10, si trasformano in stupri. In una nazione che, essendo a stragrande maggioranza cattolica, dovrebbe essere se non tollerante almeno capace di pietà, l’omosessualità è invece vista e considerata come un vero e proprio peccato da curare. Persino e senza la volontà dei diretti interessati. Come, ad esempio, quelli che hanno riguardato le lesbiche, nei quali si è usata la violenza sessuale come strumento di “guarigione”. Un quadro reso ancor più grave dal fatto che i responsabili di tanta omofobia non sono semplici estremisti analfabeti o paladini esaltati della Chiesa, ma spesso e volentieri individui che conoscono o vivono a fianco delle vittime: compagni di scuola protetti dai genitori, colleghi di lavoro o vicini di casa. Nei confronti dei quali si manifesta una generale, diffusa complicità di coloro che, invece, dovrebbero denunciarli. Caso clamoroso è quello di molti insegnanti che, anziché sanzionare il bullismo odioso antiomosessuale, si limitano, malignamente, ad avvertire i genitori del “figlio pervertito”. Un clima, denunciato dalla Campagna contro l’Omofobia di Varsavia,  che ricorda le fobie della controriforma religiosa e che arriva a privare le vittime della tutela dovuta dalla polizia e dai funzionari di Stato.