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Sentenza
Senza barriere vuol dire senza barriere

In Italia, per fortuna, il rispetto fintamente formale della legge contro le barriere architettoniche non impedisce, qualche volta, di subire una condanna per discriminazione. Come testimonia la recente sentenza emessa dal Tribunale di Reggio Emilia che ha accolto la richiesta di un portatore di handicap grave costretto, nonostante i molti posti disponibili, ad “accomodarsi” nelle poltrone di prima fila di una multisala cinematografica. Le uniche accessibili per uno spettatore su una sedia a rotelle. Una collocazione che per l’eccessiva vicinanza allo schermo lo aveva costretto ad assistere alla proiezione in maniera penalizzante, faticosa e, a tratti, carente. A parere dei giudici anche se nel caso specifico non sono emerse vere e proprie violazioni formali della normativa che, in tema di barriere architettoniche, devono presiedere la progettazione e la realizzazione di una sala cinematografica, è altresì vero che, sul piano sostanziale, non ne era stato però rispettato un importante corollario. Consistente  nell’offrire  a tutti gli spettatori, compresi quindi anche i portatori di handicap, una parità di scelta della posizione da cui assistere allo spettacolo. Motivo per cui è stato ingiunto al gestore della multisala di eseguire tutti i lavori di ristrutturazione necessari allo scopo.