La questione nomadi è complessa ma non irrisolvibile. Come testimoniano gli esempi di due comunità gitane: uno in Macedonia e l’altro in Andalusia. Sembra un altro mondo rispetto al resto d’Europa. Dove persecuzioni, ghettizzazioni, povertà e discriminazioni, non son di casa. Partiamo dalla Macedonia. Anzi dal “Regno dei Rom”. Così gli stessi rappresentanti di questo controverso ed eterogeneo popolo amano chiamare quella che ad oggi è la “casa” più ospitale che abbiano mai trovato nel Vecchio Continente. Negli stati balcanici le comunità zigane sono presenti fin dall’anno mille. Ma è proprio a Skopje e dintorni che sono riusciti ad integrarsi al punto da diventare un paradigma per il resto d’Europa. Qual è la formula magica?
La chiave di volta è il riconoscimento ufficiale dei Rom come popolo costitutivo della nazione macedone. Il resto va da sé: rappresentanza politica, partecipazione attiva alla vita economica e sociale. Ministri, sindaci, imprenditori e studenti di successo sono anche Rom. In quanto cittadini e non come appartenenti ad una determinata comunità. In breve, a Skopje il Multiculturalismo, quello con la m maiuscola (v. articolo di Guido Bolaffi su queste colonne) si tocca con mano. La diversità non si è tradotta in una netta suddivisione della società in compartimenti stagni. È più semplicemente un fattore che arricchisce il vivere comune.
Dopo la Macedonia, la Spagna. Nella regione dell’Andalusia la rilevante presenza di comunità gitane non ha prodotto tensioni sociali. Tutt’altro. Anche qui, partecipazione politica, economica e sociale, non sono un tabou per le minoranze nomadi. Sarà forse un caso che il primo deputato Rom al Parlamento europeo, Juan de Dios Ramírez Heredia, è proprio di origine andalusa? Senza contare lo straordinario numero di matrimoni interetnici o il successo scolastico dei giovani gitani. Infine il flamenco. Quello che è un indiscutibile simbolo nazionale per la Spagna, è nato proprio dal melange tra la cultura ispanica e quelle nomade.
Tutto bene, dunque? Fino ad un certo punto. È sotto gli occhi tutti, infatti, che nel resto del Vecchio Continente discriminazione e Rom vanno di pari passo. Ecco perché per battere i luoghi comuni e le ineguaglianze servono le best practice.





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