Ricerca, poche idee e confuse

Gli spagnoli si schierano in difesa della ricerca scientifica. Più di 50.000 cittadini hanno giá firmato un appello al ministero dell’Economia per chiedere che al momento di pagare i contributi si possa destinare il versamento obbligatorio dello 0,7% dell’IRPEF a questo settore cruciale per il futuro del paese.
La petizione nasce in seguito ai tagli, è la terza volta nel giro di pochi mesi, di 600 milioni di euro ai fondi per la ricerca imposti dal nuovo Governo di Mariano Rajoyi. L’idea di destinare parte delle tasse alla scienza é frutto dell’iniziativa di un físico spagnolo di 26 anni, Francisco J. Hernández, ricercatore nel departamento di zoología dell’Universitá di Cambridge, che ha trovato non poco consenso nel mondo dei social network. Nelle prime 48 ore in seguito alla pubblicazione dell’appello nel suo blog di divulgazione scientifica, migliaia di persone avevano aderito alla causa, tanto nel mondo della scienza, come gli altri cittadini.

Non sono mancate però anche le critiche. Tra gli oppositori, ci sono coloro che non vogliono trasmettere il messaggio che la ricerca debba vivere di “elemosina”, come si legge in alcuni forum di discussione. Altri invece temono che si dia inizio a una situazione assurda, in cui ogni cittadino possa richiedere l’aggiunta di una nuova casella nel modello dell’IRPEF.
I giovani ricercatori che cercano di aprirsi un varco in questo settore sono le prime vittime dei tagli del Governo e sono costretti a emigrare in Inghilterra, Germania o negli Stati Uniti. La prestigiosa rivista scientifica Nature aveva già lanciato un appello a Spagna, Italia e Grecia affinché non privassero la ricerca dei fondi necessari.
Il ministero dell’Economia non si é ancora pronunciato sul tema. Dal canto suo Hernandéz precisa che “la scienza non puó certo dipendere da un versamento cosí esiguo”. “Abbiamo bisogno di un budget molto piú elevato, costante pianificato precisamente dal Governo. Con l’appello su internet volevamo solo attirare l’attenzione dello stato, dei mezzi di comunicazione e dei cittadini su questo grave problema. E ci siamo riusciti”.