Jack non trova lavoro

L’“isolazionismo monetario” che ha spinto l’Inghilterra a rimanere fuori dall’area euro non ha risparmiato il regno di Sua Maestà da quello che è un problema nel problema: la disoccupazione giovanile. Schizzata ormai a quota 20,4%. Un dato di poco inferiore alla media UE (21%), ma ben lontano dal 9% registrato in quella che è la vera locomotiva d’Europa, la Germania.
Numeri che sono ancora più preoccupanti se l’analisi passa dal macro al micro livello. Secondo i calcoli forniti dall’Ufficio Statistico Nazionale, infatti, nel solo trimestre luglio-settembre 2011 il numero dei senza lavoro tra la fascia di popolazione economicamente attiva è aumentato dell’8,3%, il più alto dal 1996. Il fenomeno dilagante interessa particolarmente due categorie di britannici: 1.09 milioni di donne, cifra mai così elevata dal 1988, e 1.02 milioni di giovani tra i 16 e 24 anni, nuovo record dal 1982.

I numeri relativi alla disoccupazione giovanile stridono non solo con l’impegno recentemente preso dal Governo di inserire almeno 350.000 ragazzi nel mercato del lavoro, ma anche con il report pubblicato dall’associazione Universities UK che dimostra come la crisi di posti di lavoro per i giovani di Sua Maestà non è del tutto giustificata da una loro presunta scarsa preparazione accademica: nonostante la crisi globale, nell’ultimo decennio i laureati “Made in England” sono aumentati del 25%. Scorrendo il report, si scopre inoltre che i college rappresentano un settore chiave per l’economia d’Oltremanica, con un giro d’affari annuo pari a 30 miliardi di euro. Possibile non saperli reinvestire per creare occupazione?

Una risposta concreta può essere trovata nell’approccio adottato dall’innovativo settore formativo “Further education”, nato dall’esigenza di offrire una cultura imprenditoriale che permetta agli aspiranti lavoratori di imporsi autonomamente nelle difficili dinamiche economiche. Comprende quelle istituzioni che, attraverso un cofinanziamento privato, mettono al servizio dei migliori laureandi l’esperienza dei rettori delle più prestigiose università del Reg no Unito e le qualità di leadership di imprenditori di successo. Al motto “pensare da imprenditori”, le organizzazioni non solo offrono le competenze per accedere a una professione, ma anche le capacità di sfruttarle per creare un’impresa propria.

Il “Further education” rappresenta quindi una dose di ottimismo per i giovani che possono permettersi una carriera universitaria. E gli altri? Ovvero il milione di ragazzi tra i 16 e 24 anni (uno su cinque) che vivono in Gran Bretagna come Neet, ovvero senza educazione, lavoro, formazione, e che non hanno i mezzi economici per migliorare il loro status sociale? Moravia nei suoi Nuovi Racconti Romani scriveva “la disoccupazione è una cosa per il disoccupato e un’altra per l’occupato”. Nel caso dei giovani britannici, è cinicamente vero.