Se la coperta è troppo corta

Il dibattito sul ruolo che i sistemi di protezione sociale giocano nella crescita economica è stato sempre acceso. L’attuale crisi non ha fatto altro che accentuarlo. La cosa è comprensibile e anche utile. In tempi di tagli è bene saper distinguere tra spesa “buona” e spesa “cattiva”. Dunque: la protezione sociale è utile?

Uno studio recente dell’Università di Chicago, patria della corrente economica monetarista, critica l’ampliamento delle maglie dei sussidi di disoccupazione, dimostrando una correlazione tra aumento dei sussidi e partecipazione al mercato del lavoro. Secondo questo studio, in buona sostanza, l’aumento dei sussidi e la sua estensione disincentivano i beneficiari dal cercare un nuovo lavoro e hanno effetti depressivi sul ciclo economico.

D’altro canto, il tema era già stato oggetto di un intervento del premio Nobel Paul Krugman, autorevole esponente della scuola keynesiana, il quale, dati OECD alla mano, aveva evidenziato come i paesi europei con la più alta spesa sociale erano anche quelli che stavano reggendo meglio la crisi economica, al contrario dei paesi con bassi livelli di protezione.
Solitamente i difensori e i detrattori di un consistente livello di protezione sociale adottano due tipi di argomento: uno di tipo morale, l’altro di logica economica.

Nel primo caso, i difensori pongono l’accento sulla necessità di una serie di beni e servizi che dovrebbero essere garantiti indipendentemente dalle dinamiche di mercato e dalle capacità individuali. I detrattori, invece, sottolineano il tema del deperimento della responsabilità individuale che una rete di sicurezza estesa favorirebbe, trattando le persone come “minus habens” e incentivandoli a trascurare “il proprio dovere”.

Nel secondo caso, i favorevoli evidenziano come un welfare generoso accresca i consumi e, quindi, la domanda aggregata e l’occupazione; disincentivi l’offerta di lavoro irregolare; limiti l’erosione del risparmio e, di conseguenza, la diminuzione di risorse disponibili per gli investimenti. I detrattori, d’altra parte, ribattono che alti livelli di welfare necessitano di una quantità di tassazione tale da disincentivare lo sviluppo di attività di impresa e quindi la creazione di ricchezza.

Ai due estremi si pongono coloro che sono favorevoli a un vero e proprio reddito minimo garantito e coloro che si auspicano che la protezione sociale sia lasciata all’iniziativa filantropica privata.
Nel frattempo, la realtà non lascia troppo tempo alle dispute teoriche.