4) Tra il profit e il non profit spunta la terza via

A differenza degli altri stati europei, in Germania il social business non è in antitesi al tradizionale modello economico di riferimento. Si tratta, in sostanza, di una vera e propria terza via tra l’economia di mercato e quella sociale. Un mix di successo che ha permesso al governo Merkel di limitare i danni della crisi finanziaria internazionale. Qual è il segreto di questa speciale ricetta? Di certo la cultura tedesca ha giocato un ruolo decisivo.  A conferma di ciò Oltrereno si festeggia da oltre dieci anni la Settimana della Cittadinanza Attiva (“Engagement macht stark!” è lo slogan: “l’impegno rende forti”). Senza contare le numerose iniziative che nascono dal basso e che coinvolgono principalmente i giovani. Come la “Jugend debatiert”, ovvero un dibattito cui hanno partecipato oltre 100mila studenti, incentrato sulla domanda: “ti stai impegnando in campo sociale o politico?” o il progetto “Sozialgenial”, che coinvolge gli studenti del Nord-Reno-Westfalia, per aiutare i bambini stranieri a leggere o per portare assistenza agli anziani.

Ma, per quanto la situazione generale sia positiva, c’è ancora molto da fare a livello politico. “Organizzazioni e fondazioni vorrebbero riforme che facilitassero il contesto in cui operano”, spiega il dottor Stefan Nährlich, amministratore delegato dell’associazione Aktive Bürgerschaft (Cittadinanza Attiva). “Per esempio, la de-burocratizzazione della legge sulle donazioni, la possibilità di usare i fondi con una tempistica meno stretta, un miglioramento della capacità di generare entrate e una maggiore flessibilità nel loro uso. Queste sono le principali aree di intervento in cui servirebbe una azione politica. Se si invita la società civile a fare la sua parte del benessere sociale, bisogna anche facilitarle il compito”.

Insomma, sebbene, ad esempio, l’intervento del Governo sia stato decisivo per promuovere la legge di riforma del volontariato, entrata in vigore proprio in questo mese, che rende la materia di competenza federale, abolisce la leva obbligatoria e il limite dei 27 anni per il servizio civile le politiche che riguardano il Terzo Settore rimangono fumose. “Il governo federale ha pianificato il suo ruolo nell’ottobre 2010, con la prima Strategia nazionale per l’impegno civile”, continua Nährlich. “Ma non è una buona politica per la promozione del Terzo Settore, bensì un tentativo poco riuscito di fare politica con l’engagement dei cittadini”.

D’altra parte, se in Parlamento tentennano, i privati cominciano ad avere le idee chiare: “L’impegno sociale delle imprese tedesche ha acquisito una maggiore importanza negli ultimi anni. I concetti di Corporate Citizenship e di Corporate Social Responsibility hanno fatto presa anche in Germania. Si sono sviluppati attività, progetti e programmi in cui le organizzazioni del terzo settore giocano un ruolo considerevole in partnership con le aziende. Per esempio, dal 2002 esiste a livello nazionale un’iniziativa  patrocinata e portata avanti dalla Aktive Bürgerschaft che ha coinvolto numerose imprese. Sono le Bürgerstiftungen (fondazioni di comunità), e servono come intermediario – grazie a una struttura flessibile e all’esperienza nel sociale – fra le imprese e la comunità, permettendo di stabilire un contatto più diretto fra i due contesti; in questo modo, le aziende possono contribuire al miglioramento della qualità di vita dei cittadini e anche dei loro stessi dipendenti”, conclude il dottor Nährlich.

Il coinvolgimento delle imprese riguarda anche i finanziamenti: a sovvenzionare la Big Society tedesca, infatti, sono tanto i privati quanto il settore pubblico. Su un totale di finanziamenti 70 miliardi di euro per le organizzazioni operative nel privato sociale: 1.5 miliardi provengono dalle imprese che investono in progetti sociali, mentre 750 milioni sono donati dalle banche. I fondi hanno provenienze anche inaspettate, come dagli introiti delle lotterie e delle multe.

Il mosaico dell’economia sociale tedesca è oggi composto 600 mila organizzazioni tra fondazioni e associazioni. L’incidenza sull’economia generale è rilevante. Basti pensare che, nel 2007, nel suo complesso il Terzo Settore ha realizzato un guadagno lordo di quasi 90 miliardi di euro (pari a quello dell’edilizia).