Posti in piedi all’asilo

In Francia i tagli alla funzione pubblica hanno reso il settembre 2011 un mese ancor più difficile per le famiglie che contavano di iscrivere un figlio ad un asilo. Per effetto della soppressione dei posti d’insegnante, infatti, quest’anno sono state attivate 500 classi in meno. A farne le spese, per primi, i bambini di due anni.

In effetti, in Francia la frequenza alla scuola materna non è obbligatoria ma a discrezione dei genitori, a partire dall’età di tre anni. Anche i piccoli che abbiano già compiuto due anni possono essere ammessi, ma soltanto nei limiti dei posti disponibili e se sono abbastanza autosufficienti. Inevitabilmente quest’anno, i più penalizzati sono stati loro. E le loro madri. Se infatti gli esperti non concordano sull’effettiva utilità di una scolarizzazione precoce ai fini della riuscita scolastica futura, l’impatto positivo sull’impiego delle madri è ormai comprovato. Secondo le stime dell’OCSE, il tasso di disoccupazione fra le donne che possono contare su un posto in asilo per un figlio di età inferiore ai tre anni è in media del 52% contro il 44% di quelle che invece ne sono private. Nei quartieri socialmente svantaggiati, là dove la concentrazione di famiglie monoparentali è più elevata, l’accesso ad un asilo il più prima possibile è d’altra parte una vera e propria priorità iscritta nella legge. Ma la sua attuazione resta lettera morta e il recente rapporto dell’Osservatorio nazionale sulle zone urbane sensibili (Onzus) non prende nemmeno in considerazione le scuole materne.

Del resto la scolarizzazione precoce dei bambini è in costante regressione da ormai svariati anni. Durante gli anni ‘80 e ‘90, oltre un terzo dei bambini di due anni frequentava l’asilo. A partire dal 2002, la frequenza ha però cominciato inesorabilmente a scendere sino a raggiungere il 12,6 % all’inizio dell’anno scolastico 2010/11. Si tratta tuttavia di valori medi, che nascondono disuguaglianze territoriali a volte profonde. A Lille, nel nord del paese, il 34 % dei bambini di due anni è scolarizzato mentre la situazione è decisamente più grave attorno alla capitale che, quanto a lei, fa registrare il tasso record negativo dell’1%. A livello nazionale, il dato di fatto resta pur sempre che già nel 2009, il numero di bambini di due anni presenti nelle scuole materne pubbliche o private del paese – 120 000 – era più dimezzato rispetto a dieci anni prima.

La spiegazione è in parte anagrafica. Un piccolo “baby boom” si è infatti verificato in Francia nell’anno 2000 ed ha costretto le autorità scolastiche a privilegiare l’accoglienza dei bambini di tre anni a scapito dei numerosi nuovi nati. In seguito però la tendenza si è affermata, in conseguenza in particolare della riduzione del personale e della forte crescita demografica del paese (fra i più fecondi in Europa). L’Alto consiglio della famiglia (HCF) costatava recentemente in una nota dedicata alla questione: “Il ministero dell’Istruzione non prevede quindi un’inversione della tendenza alla diminuzione della prescolarizzazione dei bambini di meno di tre anni”.