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Carcerati incustoditi

I tanti casi di suicidio nelle carceri nord irlandesi sono, almeno in parte, imputabili alla negligenza della polizia penitenziaria. Il j’accuse arriva direttamente dal Criminal Justice Inspection (CJIN), la massima autorità britannica in materia. Che in un recentissimo report denuncia nero su bianco come i secondini abbiano sistematicamente disatteso le linee guida varate nel 2009 dal “Prisoner Ombudsman”, il difensore civico che assicura i diritti dei prigionieri. A distanza di oltre due anni molto resta ancora da fare: una parte delle guardie carcerarie continua ad avere un secondo lavoro e approfitta del turno di notte per dormire o guardare la TV, senza svolgere la regolare attività di sorveglianza dei detenuti, specie quelli considerati più vulnerabili. Tuttavia non tutte le responsabilità sono degli addetti ai lavori. Visto che, si legge nel duro rapporto del CJIN, il sistema di formazione degli agenti di custodia presenta non poche lacune. In particolar modo per ciò che concerne gli approcci da adottare nei confronti dei cosiddetti soggetti vulnerabili: come ad esempio quelli particolarmente violenti o autolesionisti.