Piccoli cittadini crescono

La pubblicazione degli ultimi dati Eurostat sull’acquisizione della cittadinanza nell’UE-27 nell’anno 2008 fornisce l’occasione per una riflessione che è può essere utile spingere indietro, anche se solo con considerazioni generalissime, almeno sino al 2006.

Più interessanti del valore aggregato si rivelano i dati riguardanti i singoli Stati, che si presentano alquanto eterogenei. Non esistono, infatti, regole europee comuni per l’acquisizione della cittadinanza UE, ma queste discendono dalle normative per l’acquisto delle cittadinanze nazionali. Ne deriva una notevole variabilità tra Stati membri, riflesso diretto di sistemi e scelte politiche nazionali che rendono più o meno difficile per uno straniero divenire cittadino.

La cittadinanza dell’Unione europea si associa automaticamente alla cittadinanza di uno degli Stati membri e, pur comportando alcuni diritti suoi propri, non la sostituisce.

Aldilà dei valori assoluti, il dato più interessante – e comparabile – per rilevare l’apertura o chiusura della normativa sulla cittadinanza è il numero di acquisti di cittadinanza ogni 1000 stranieri. La media europea per il 2008 è di 22, in calo rispetto ai 24,3 del 2007. Integrando tale valore con la proporzione di coloro che già possedevano la cittadinanza di uno Stato membro e con i paesi di provenienza più rappresentati, possiamo tracciare un quadro che cattura le tendenze principali, soffermandoci sugli Stati più grandi.

La quota di nuovi tedeschi di provenienza extra-UE rimane tra il 2006 e il 2008 sostanzialmente stabile (tra 85% e 87%), il numero ogni 1000 stranieri è andato diminuendo sino a 13 (17,1 per il 2006, 15,6 per il 2007) per effetto probabilmente dei nuovi test di lingua introdotti nel 2007. Il paese d’origine più rappresentato è la Turchia, con circa un quarto dei nuovi cittadini tedeschi.

In Francia il numero di nuovi cittadini ogni 1000 stranieri è di 37 – dato in calo rispetto al 2006 (42,1) ma in leggera ascesa rispetto al 2007 (36,2) –, con quasi il 40% di essi che provengono da Marocco, Algeria, Turchia o Tunisia. La proporzione di paesi di origine[v.] UE ed extra-UE si mantiene costante intorno a 10% e 90%.

Il Regno Unito mostra di continuare ad attrarre aspiranti cittadini in larghissima misura dai paesi extra-UE (la quota è negli anni considerati sempre prossima al 97%), specialmente dai paesi del Commonwealth (soprattutto India, Pakistan, Sudafrica). Ogni 1000 stranieri 31 hanno acquisito la cittadinanza nel 2008, rispetto a 45 sia nel 2007 che nel 2006.

La Spagna mostra, nei tre anni considerati, valori sostanzialmente stabili, con circa 15 nuovi cittadini ogni 1000 stranieri, e una netta predominanza dei paesi extra-UE come luoghi d’origine (percentuali sempre superiori a 98%). Fatto salvo un consistente apporto dal vicino Marocco (valori attorno al 10% del totale), in larghissima parte si tratta dell’America latina – Ecuador, e Colombia soprattutto, ma anche Perù ed Argentina, contribuiscono per quasi il 65% –, chiaro effetto delle facilitazioni previste per la naturalizzazione dei latinoamericani.

L’Italia, infine: il dato è dei nuovi cittadini ogni 1000 stranieri è 14 per il 2008, in calo rispetto ai 15,5 del 2007, ma superiore ai 13,2 del 2006. La quota di provenienza extra-UE è del 88,1% nel 2008, con il Marocco e l’Albania a guidare la classifica dei paesi d’origine, confermando uno dei trend della nostra immigrazione.

Concessione cittadinanza ogni 1000 stranieri

2006 2007 2008
Unione Europea - 24,3 22
Germania 17,1 15,6 13
Francia 42,1 36,2 37
Regno Unito 45 45 31
Spagna 15 15 15
Italia 13,2 15,5 14

Difficile tracciare un bilancio univoco, poiché se praticamente ovunque la cittadinanza è percepita come il culmine di un processo di integrazione, il percorso che ad essa conduce può essere più o meno agevole. Inoltre, la normativa sulla cittadinanza va sempre letta congiuntamente a quelle che disciplinano l’immigrazione e il diritto d’asilo: tutte tre costituiscono elementi dell’impostazione complessiva dei rapporti di un paese con gli stranieri. Fermandoci al dato dei nuovi cittadini ogni 1000 stranieri, Francia e Gran Bretagna sembrerebbero i due grandi Stati membri più generosi, frutto forse di una tradizione che risale agli imperi coloniali e di una forza di attrazione che tuttora si esercita ampiamente proprio sugli abitanti di quei territori. La Germania, aldilà degli inasprimenti legislativi più recenti, mantiene un approccio abbastanza restrittivo in materia di cittadinanza, soprattutto impedendo la doppia cittadinanza. Italia e Spagna, paesi che hanno conosciuto l’immigrazione solo a partire dagli anni 1980, presentano dati simili; la quota di immigrati clandestini, come confermano le recenti regolarizzazioni di massa, è senz’altro maggiore rispetto a Francia, Regno Unito e Gran Bretagna e ciò, unito alla rigidità dei rispettivi sistemi, non favorisce certo l’acquisto della cittadinanza.