Sulla pena di morte quella della Polonia è una voce fuori dal coro all’interno dell’UE. Se nel resto del Vecchio Continente il ricorso al patibolo è ormai solo un ricordo del passato, a Varsavia continua a essere di grande attualità. Secondo recenti sondaggi condotti dal Centro Nazionale sull’Opinione Pubblica, infatti, il 61% dei polacchi è favorevole alla sua reintroduzione. Un dato che colpisce, ma non sorprende se si considera che l’abolizione della stessa dal Codice Penale risale ad appena 14 anni fa. Ciò che più conta è che il fascino di questo estremo rimedio non colpisce solo la cittadinanza, ma anche i vertici politici. Nonostante la Polonia sia membro della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e abbia votato a favore della moratoria internazionale in seno alle Nazioni Unite, infatti, sta per essere presentata in Parlamento – peraltro, per la seconda volta dal 1997- una proposta di legge per reintrodurre la pena capitale. Che qualora fosse nuovamente rigettata, secondo il partito che l’ha portata avanti, verrà prontamente trasformata in un referendum popolare. Una politica dell’occhio per occhio dente per dente quanto mai anacronistica che tuttavia, visto il crescente senso di insicurezza, rischia di incontrare non pochi consensi tra determinate fasce della popolazione.





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