Editoriale
Pedofilia, dietrofront del governo lussemburghese
Le speranze con le quali chiudevamo l’articolo del 17 gennaio scorso si sono realizzate. Il governo lussemburghese è intervenuto in modo ufficiale per chiarire le tanto criticate modifiche apportate al codice penale in materia di offesa al pudore dei minori. Dopo le polemiche scoppiate grazie alle dichiarazioni del presidente della Sezione Penale del Tributale del Lussemburgo, Prosper Klein, e riportate da alcuni articoli di giornale del Gran ducato, l’esecutivo ha risposto con una nota sul suo sito ufficiale dal titolo “Il legislatore ha rinforzato e continua a rinforzare la protezione di minori contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali”.
La nota spiega che non era assolutamente nell’intenzione del legislatore alleggerire le pene nei confronti dei pedofili, ma lo scopo della modifica era quello di “estendere il campo di applicazione del reato”. Precedentemente il vecchio articolo 372 del codice penale, sull’attentato al pudore, e il 375, sulla violenza sessuale, prevedevano due soglie di età diverse (rispettivamente 14 e 16 anni) e questa discrepanza aveva causato diversi problemi in numerosi procedimenti penali. Da qui è nata l’esigenza di uniformare le due normative e fissare un’unica soglia di età per entrambi i reati, che è stata elevata a 16 anni. Nella nota si spiega anche che nel nuovo articolo 377 del codice penale è stata introdotta un’aggravante per il reato di attentato al pudore nel caso in cui la persona che commette il crimine abusi dell’autorità lui conferita dalle sue funzioni o nel caso di una particolare vulnerabilità della vittima.
Il legislatore ha dovuto comunque ammettere l’abrogazione della norma che estendeva la pena da 5 a 10 anni nel caso in cui l’attentato al pudore fosse commesso su un bambino di età inferiore agli 11 anni. Al riguardo il comunicato spiega che tale “sparizione” è avvenuta inavvertitamente “malgrado le numerose consultazioni e discussioni sviluppatesi sia nella fase preparatoria del progetto di legge, che durante la fase legislativa”. Questa amara constatazione ha spinto il Ministero della Giustizia ad impegnarsi formalmente a presentare alla Camera dei Deputati un proposta di legge per reintrodurre al più presto tale circostanza aggravante nel codice penale.
Siamo convinti che Prosper Klein, nel leggere tali dichiarazioni, abbia tirato un sospiro di sollievo e si sia rifatto della brutta giornata trascorsa due settimane fa.
Quando il dibattito all’interno di una comunità funge da stimolo per la revisione di posizioni, idee e norme è sempre una buona notizie ed è li che il meccanismo democratico ottiene una delle sue più grandi vittorie. Meglio tardi che mai.





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